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Governo: nuovo emendamento contro pensioni d’oro

lentepubblica.it • 25 Novembre 2014

Palazzo Chigi intende eliminare la possibilità di cumulare i benefici del sistema retributivo con quelli derivati dall’applicazione del sistema contributivo dal 1° gennaio 2012.

Il Governo avrebbe dato via libera alla presentazione di un emendamento al ddl stabilità che non consentirà piu’ di cumulare i benefici del sistema retributivo con quelli derivanti dal passaggio al sistema contributivo.

L’emendamento dovrebbe impedire la possibilità di maturare una pensione superiore all’80% dell’ultima busta paga, limite previsto originariamente dalla Riforma Dini (legge 335/1995), per coloro che erano nel sistema retributivo ed hanno scelto di proseguire l’attività lavorativa anche dopo l’introduzione della Legge Fornero. Secondo le stime si tratta di circa 160 mila lavoratori che, grazie a stipendi particolarmente elevati e a coefficienti di trasformazione alti dovuti all’età avanzata, con il sistema contributivo possono ora accedere a prestazioni anche complessivamente superiori al 110-115% dell’ultimo stipendio.

Il governo intende dunque porvi rimedio con un emendamento alla legge di stabilità, su cui è in corso l’esame alla Camera, che rappresenti una sorta di clausola di salvaguardia tale da non migliorare la posizione di chi ha cambiato sistema. E siccome dalla Ragioneria dello Stato non arriverebbero ancora le quantificazioni, a palazzo Chigi sembrano intenzionati a tener duro, presentando comunque l’emendamento in questione, già autorizzato dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.

L’emendamento dovrebbe ricalcare un passaggio suggerito dall’Inps già nel 2011 in cui si prevedeva che “il complessivo importo della pensione alla liquidazione non può risultare comunque superiore a quello derivante dall’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore del presente comma”.

I lavoratori interessati alla misura sono in particolare, coloro che, pur avendo raggiunto nel dicembre 2011 i quarant’anni di anzianità, hanno potuto scegliere di restare in servizio fino ai 70 o addirittura ai 75 anni. Si tratta in gran parte di docenti universitari, magistrati ed alti burocrati dello Stato.

 

 

 

FONTE: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it)

 

 

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