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CIG in deroga in Italia: il rapporto dell’UIL

lentepubblica.it • 16 Dicembre 2015

cig-derogaIl ricorso alla cassa integrazione aumenta del 6,3% tra settembre ed ottobre. In particolare, il ricorrente aumento, anche sul mese precedente della cassa integrazione straordinaria (+23,4%), indica come molte imprese siano ancora nel pieno di complicati e dolorosi processi di ristrutturazione. Il dato congiunturale, segnala anche un incremento della CIG in Deroga (+3,5%), a fronte, viceversa, di una flessione della CIG Ordinaria (-21,1%).

 

 

11 Regioni (con in testa la Basilicata) e 43 Province (con in testa Sondrio), sono interessate dagli aumenti.

 

 

Le richieste di cassa integrazione per il mese di ottobre segnalano quanto sia differente l’impatto della crisi sui diversi sistemi produttivi: cresce l’utilizzo della CIG nell’industria (+13,7%) , nel commercio (+13%) e nell’artigianato (+8,5%), mentre scende nell’edilizia (-43,5%) dove il problema non è la crisi momentanea ma il crollo degli investimenti pubblici e privati.

 

 

Calo generalizzato (sia per le singole gestioni che per macro area) di richieste di cassa integrazione da parte delle aziende nei primi 10 mesi del 2015 (-33,7%) rispetto allo stesso periodo del 2014. Le ore complessivamente autorizzate sono state oltre 582 milioni, corrispondenti ad una stima, non indifferente,  di 342 mila posti di lavoro mensilmente salvaguardati. A livello territoriale, l’utilizzo della CIG nei primi 10 mesi dell’anno aumenta solo in Basilicata (+2,3%) ed in 8 Province (con capofila Terni +58,4%).

 

 

Preoccupa, in questo quadro di incertezza economica e sociale, il possibile impatto negativo delle nuove regole sugli ammortizzatori in costanza di rapporto di lavoro regolati dal Jobs Act e dal decreto legislativo da poco in vigore. La sostanziale diminuzione della durata (e la restrizione delle disponibilità delle ore da parte delle imprese)  potrebbero spingere verso la disoccupazione una parte dei lavoratori che operano in imprese in difficoltà. Il Governo, già con la prossima Legge di Stabilità dovrebbe operare con una maggiore flessibilità nell’attuare le nuove norme per evitare di allargare un disagio sociale che, stante il troppo timido segnale di ripresa, rischia di caratterizzare buona parte del nostro sistema produttivo.

Fonte: UIL - Unione Italiana del Lavoro
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