Quanto costerebbe la decontribuzione al Sud?

lentepubblica.it • 9 Dicembre 2015

gazzetta, bilateraleUna decontribuzione ad hoc per il Mezzogiorno può acquisire interesse e utilità se è rivolta alle fasce di età più giovani, al di sotto dei 34 anni così da coinvolgere lavoratori che potenzialmente hanno completato un percorso di studi e formazione di livello universitario con eventuale specializzazione e possono concorrere a innalzare la qualità e la produttività.

 

E’ quanto emerge dall’Osservatorio Reforming che ha effettuato alcune simulazioni relative all’estensione dello sgravio contributivo sulle assunzioni a tempo indeterminato con la legge di stabilità verso il mezzogiorno. Altro elemento di importanza, ricordano dall’Osservatorio, è la circostanza che lo sgravio sia rivolto a tutti i contratti a tempo indeterminato senza distinguo per anno di attivazione, così da non creare “concorrenza” tra giovani della stessa fascia di età già occupati e nuovi giovani occupabili, e che abbia carattere strutturale.

 

Ma quanto costerebbe per le finanze pubbliche una decontribuzione dei contratti  a tempo indeterminato strutturale e con doppia selettività: per il Mezzogiorno e per gli under 34? Un taglio dei contributi pensionistici di 10 punti percentuali, di cui 5 lato lavoratore e 5 lato datore, costerebbe circa 730 milioni di Euro il primo anno. Il costo si ridurrebbe a circa 580 milioni se il taglio fosse di 8 punti (4+4), e a circa 438 se il taglio fosse di 6 punti (3+3).

 

Per gli anni successivi, si può ipotizzare che, sull’onda della decontribuzione, trovi conferma il flusso netto di circa 60mila nuovi contratti a tempo indeterminato sorti nei primi nove mesi del 2015. Se così fosse, ogni anno, oltre a trovar conferma il costo dell’anno precedente, sorgerebbe un nuovo maggior costo per circa 58 milioni/anno se la decontribuzione fosse di 10 punti, per circa 46 milioni se la decontribuzione fosse di 8 punti, e per circa 35 milioni se la decontribuzione fosse di 6 punti.

 

Tuttavia, affinché un simile intervento non appaia nella luce delle politiche straordinarie e assistenziali del passato, è necessario che esso venga collocato all’interno di un cambiamento strutturale che, anche se prende avvio dal Mezzogiorno, arrivi a riguardare l’intero Paese. È questa connessione strutturale che fa la differenza.

 

Questo cambiamento strutturale è il taglio permanente dei contributi pensionistici obbligatori con effetto sul calcolo della pensione, per ridare slancio al lavoro e alla produttività, ridurre la spesa pensionistica pubblica e ricomporre la spesa per welfare verso una più ampia articolazione di istituti e una maggiore efficacia. I redditi per la quiescenza, concludono dall’Osservatorio, dovranno trovare compensazione in carriere lavorative più lunghe e continue cui i giovani potranno accedere anche grazie al taglio del cuneo contributivo e, soprattutto, nella diversificazione multipilastro del sistema pensionistico.

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di Dario Canova
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