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Defiscalizzare la pensione trasferendosi all’estero?

lentepubblica.it • 8 Giugno 2017

pensione-all-estero-2016-300x199Cresce il numero dei pensionati italiani che decidono di trasferirsi in un Paese diverso dall’Italia. Ecco i passi da seguire per defiscalizzare il pagamento della pensione all’estero.


Il futuro preoccupa gli italiani. Nel 2016 sono aumentati del 30% gli italiani che hanno spostato la residenza a Malta, intorno al 17% quelli che hanno optato per Portogallo e Irlanda, come anche Albania e Qatar. Rispetto al 2015, circa 190 mila persone hanno abbandonato la residenza italiana (+3,87%). Scarso l’appeal della Svizzera, che ha attratto solo l’1,9% di italiani in più rispetto al 2015. Lo evidenziano i dati del Ministero dell’Interno sull’Aire (Anagrafe italiana residenti all’estero). I motivi sono molteplici, se si può ipotizzare una ragione lavorativa, è possibile anche che la scelta di abbandonare i registri del natio borgo sia dovuto anche a una pianificazione fiscale sulla persona fisica.

 

Una scelta che sta spopolando soprattutto tra i pensionati per defiscalizzare la pensione, incrementare il potere d’acquisto e aiutare economicamente i figli, spesso disoccupati. Un terzo dei cittadini, infatti, associa la pensione a possibili difficoltà economiche, mentre il 26% prende il considerazione la possibilità di trasferirsi all’estero.

 

Vediamo dunque quali sono i principali passaggi che bisogna seguire per spostare la residenza all’estero e farsi pagare in loco la pensione. Premesso che ogni Paese ha regole specifiche esiste un minimo comune denominatore valido un pò per tutti i trasferimenti. Sia per i lavoratori che per i pensionati. In primo luogo, dopo aver individuato il luogo ideale, è necessario provvedere all’apertura di un Conto Corrente Bancario in loco per far transitare la propria pensione. All’apertura del conto va trasferita sullo stesso una determinata somma economica (il minimo indispensabile per pagare l’affitto di un locale per un anno intero, poche migliaia di euro possono essere sufficienti) in esito della quale la banca dovrà rilasciare un documento idoneo attestante l’avvenuto versamento e la cifra disponibile.

 

A quel punto il pensionato può procedere alla stipula di un contratto di affitto di durata almeno annuale da registrare presso la Municipalità del luogo ove è ubicato. A seconda della legislazione del paese bisogna, quindi, procedere alla registrazione della propria presenza sul territorio presentando alle competenti autorità locali (es. Polizia) ove si ha intenzione di risiedere, la documentazione sopracitata più foto tessere e fotocopia del passaporto. Ad esempio in Spagna bisogna ottenere il cd. NIE, il numero di identificazione per stranieri, che a seconda dell’utilizzo può essere assimilato ad una sorta di Codice Fiscale che viene rilasciato dalla Polizia previo la consegna dei documenti sopra indicati. Per i paesi extra-comunitari occorrerà, inoltre, verificare le condizioni richieste in materia immigrazione acquisendo, se del caso, un visto apposito (in alcuni paesi esiste un visto ad hoc, ad esempio il retirement visa).

 

In esito ai suddetti passaggi bisogna consegnare tutta la Documentazione all’ufficio Aire presso la competente Ambasciata Italiana ai fini dell’iscrizione nel registro degli italiani residenti all’estero e richiedere all’agenzia fiscale del paese interessato, il documento attestante l’iscrizione a ruolo per il pagamento delle tasse. Bisogna poi permanere nel paese estero per più di sei mesi ed un giorno l’anno per non perdere lo status di residente all’estero. Infine l’atteso evento: si consegna tutta la documentazione al proprio ufficio provinciale Inps con l’indicazione del conto corrente estero presso cui accreditare la pensione. La pensione, a seguito dei trattati contro la doppia imposizione stipulati dall’Italia, è di regola pagata dall’Inps al lordo del prelievo irpef. Dunque viene tassata interamente in loco. Per i pensionati ex-inpdap, purtroppo, la regola è completamente inversa: la pensione resta tassata sempre in Italia salvo si trasferiscano in quattro paesi (Tunisia, Cile, Australia o Senegal) oppure riescano ad ottenere la cittadinanza estera, un traguardo ben più difficile.

 

La Crescita del Fenomeno 

 

Indubbiamente l’odierna ottica generale del “Pensionato” attuale è profondamente cambiato. Non è  più “paziente ed accondiscendente” alle veloci e repentine evoluzioni socio-economiche, ed  etico – culturali, ma  risulta acquisire una maggiore consapevolezza del proprio ruolo “Dinamico”,  Assistenziale,  attivo e grintoso  che si oppone con tutte le “Strategie Legali” alle “logiche” di esclusione ed emarginazione attuate politicamente in questi ultimi anni. Esiste ancora una gran percentuale di anziani che resta adagiata al vecchio concetto del “Quì sono nato… e quì devo morire”….. Costi  quel che costi, (anche vedere la propria pensione/media ricevuta 20/25 anni fa, declassata, come potere d’acquisto, a mera… sussistenza alla povertà). Oggi, inoltre, ci sono sempre più agenzie specializzate che seguono il pensionato in tutti i passaggi oltre ad una folta comunità di italiani all’estero in grado di fornire un adeguato supporto alle scelte dei connazionali che vogliono trasferirsi. Ad attrarre, oltre alla Tunisia, ci sono almeno altre 3 nazioni molto appetibili sia per il clima mite, che per la vicinanza nonchè che per le regole fiscali particolarmente vantaggiose: il Portogallo, (comprese le Isole Azzorre), la Spagna, (in particolare le Isole Canarie) e la vicinissima Malta.

 

La spiegazione “motivazionale” del trasferimento fa leva sulle più varie frustrazioni subite nell’arco degli ultimi 10 anni. Secondo un sondaggio effettuato da PensioniOggi.it presso la comunità dei pensionati italiani residenti ad Hammamet, in Tunisia, la risposta risiede nelle tante aspettative non raggiunte in Italia, dopo 35-40-42 anni di onorato servizio, soprattutto, nelle pubbliche Amministrazioni. Il Sogno di vivere una Dignitosa e serena quiescenza, sostenuto da una pensione Media e/o medio bassa è sfumato a causa delle varie crisi economiche, Internazionali e dell’Incompetenza e cecità di governi che hanno sempre messo all’ultimo piano, del loro operare, il “ceto” improduttivo, identificato proprio con i Pensionati Italiani.

 

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di Enrico Ercolani
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