Dipendenti Pubblici: i buoni pasto non valgono per lo Smart Working

lentepubblica.it • 10 Luglio 2020

dipendenti-pubblici-buoni-pasto-smart-workingScoppia la polemica a seguito di una recente Sentenza del Tribunale di Venezia: la FP CGIL promette battaglia.


Dipendenti Pubblici: i buoni pasto non valgono per lo Smart Working. A stabilirlo è di recente una Sentenza del Tribunale di Venezia.

Una pronuncia giuridica che fa scalpore e sta già generando numerose polemiche.

La Sentenza del Tribunale

In estrema sintesi, secondo la recente sentenza del tribunale del lavoro di Venezia, i buoni pasto non sono dovuti ai dipendenti pubblici in regime di Smart Working.

In pratica il Tribunale dà ragione al Comune di Venezia che di recente aveva posto il veto all’utilizzo dei sopra citati buoni. Una decisione che aveva spinto la FP CGIL a portare davanti ai giudici Sindaco e giunta. Infatti, secondo il sindacato, il Governo durante la pandemia avrebbe già pattuito un accordo per garantire un accordo che confermerebbe il buono pasto anche in questi casi.

Ma i giudici si sono schierati con il Comune.

L’assessore al Personale e all’Avvocatura civica di Venezia, Paolo Romor, ha commentato personalmente la vicenda:

“Per noi non è dovuto a chi lavora da casa. Abbiamo sempre pensato che l’utilizzo di risorse pubbliche non fosse giustificato in una situazione in cui il dipendente, lavorando da casa, gestisce in piena autonomia i tempi di lavoro e la pausa pranzo”.

Lo stato attuale dello Smart Working

Per far fronte all’emergenza epidemiologica, sono stati emanati diversi atti normativi: in particolare, il decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 (c.d. decreto-legge “Cura Italia”), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha introdotto una serie di disposizioni normative rivolte alle pubbliche amministrazioni.

Tra cui ricordiamo quelle contenute nell’articolo 87, recante “Misure straordinarie in materia di lavoro agile e di esenzione dal servizio e di procedure concorsuali”.

Che, tra l’altro, ha definito il Lavoro Agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-2019.

Dipendenti Pubblici: buoni pasto e Smart Working

Ciò detto, la Sentenza del Tribunale di Venezia sembrerebbe confliggere con la normativa attuale anti Covid-19. E non ci sta la FP CGIL, il sindacato della Funzione Pubblica.

Il sindacato si schiera sia contro la Sentenza del Tribunale che contro il Comune di Venezia nella persona del sindaco Brugnaro, accusato dalla Cgil di “condotta antisindacale” per avere detto no ai buoni pasto.

Con questo pronunciamento il messaggio che si fa passare è, per la Cgil, che il telelavoro non sia assimilabile al lavoro “in presenza”.

Infatti, per quanto attiene l’attribuzione del buono pasto in regime di lavoro agile, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, mediante Circolare n. 2 del 1° Aprile 2020 ha chiarito che:

“Le amministrazioni sono chiamate, nel rispetto della disciplina normativa e contrattuale vigente, a definire gli aspetti di tipo organizzativo e i profili attinenti al rapporto di lavoro, tra cui gli eventuali riflessi sull’attribuzione del buono pasto, previo confronto sotto tale aspetto con le organizzazioni sindacali.”

Diritto al buono pasto?

Pur non avendo il personale in smart-working un automatico diritto al buono pasto, è evidente che il diritto al buono pasto non viene affatto escluso dal quadro così delineato. Si rimette semplicemente a ciascuna Amministrazione la valutazione circa la possibilità di corrispondere il buono pasto al personale che svolge la prestazione lavorativa in modalità agile.

Escludere a priori questa fattispecie dunque, non sarebbe legittimo: per questo motivo la Sentenza per la CGIL è antisindacale.

Per il sindacato così:

“si determina un potere del datore di lavoro che va, a nostro avviso, oltre il contratto e le indicazioni ministeriali. Il buono pasto era evidentemente un punto da cui partire per chiedere una regolamentazione complessiva dello strumento e la sentenza, nei fatti, attribuisce al Comune di Venezia la possibilità di disporre del proprio personale.

Se prendessimo questo alla lettera dovremmo spingere immediatamente per il rientro di tutto il personale in servizio in modo da evitare che possa esserci la sospensione dei diritti contrattuali”.

 

 
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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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