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Flessibilità in Uscita: dipende davvero tutto dall’UE?

lentepubblica.it • 18 Febbraio 2016

versamento, modificheLa flessibilità in uscita sarà possibile se l’Ue concederà, a sua volta, più flessibilità sui conti pubblici allentando il Patto di Stabilità. Così il Presidente dell’Inps Tito Boeri torna sull’ipotesi di rimettere mano alla legge Fornero. Si può avere più flessibilità dall’Ue senza violare le regole dell’Unione”, bisognerebbe però chiedere questa flessibilità per chiedere maggiore flessibilità nel prepensionamento, “in uscita dal mondo del lavoro”, un passo che serve “per ridurre la disoccupazione giovanile”. Secondo il Presidente dell’Inps la proposta di flessibilizzare le uscite non aumenta il debito pubblico ed offrirà maggiori possibilità di lavoro per i giovani.

 

“Le proposte che abbiamo fatto vanno in questa direzione. Andare un po’ prima in pensione ma con qualche aggiustamento”, ha evidenziato Boeri. Nell’immediato, ha aggiunto l’economista, “ha dei costi per lo Stato ma nel medio termine no”, è una soluzione che “non aumenta il debito pubblico”. “Dare un po’ di ossigeno all’economia, favorire l’occupazione giovanile” sono gli obiettivi di questa scelta e, ha continuato Boeri, “abbiamo verificato che nelle aziende private sono rimaste persone non motivate, quindi aiutiamoli a uscire” gli over 55 anni con un po’ di penalità.

 

“L’innalzamento repentino dell’età anagrafica per il pensionamento in questi anni di crisi economica ha creato un tappo all’assunzione dei giovani – ricorda Boeri. Noi, qui all’Inps, l’abbiano visto: le imprese che hanno avuto dipendenti bloccati dalla riforma del 2011 non hanno assunto giovani, mentre hanno assunto le aziende che non hanno avuto dipendenti bloccati. Prima della crisi, il tasso di occupazione dei giovani (15-24 anni) era sostanzialmente uguale a quello degli over 55. Oggi il tasso di occupazione dei lavoratori adulti è al 45 per cento e quelli dei giovani al 12 per cento. Questo è successo. Insieme al blocco delle assunzioni nel pubblico impiego ha determinato una situazione devastante sull’occupazione intellettuale del nostro Paese”.

 

Sull’ipotesi di una razionalizzazione della pensione di reversibilità contenuta nella Delega sulla povertà approvata a Gennaio dal Governo Boeri precisa che nella proposta formulata dall’Istituto lo scorso anno non c’era nulla: Per due ragioni: non c’è un problema di sostenibilità perché nel calcolo dell’importo si tiene già conto della speranza di vita del superstite, e perché è già stata fatta la riforma legata alla situazione reddituale del superstite. Ci sarebbe altro da cambiare: mi pare molto discutibile che cinque miliardi di prestazioni assistenziali vadano al 30 per cento più ricco della popolazione”.

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it)
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