Furbetti del Cartellino di Sanremo: tra gli assolti anche il vigile “in mutande”

lentepubblica.it • 21 Gennaio 2020

furbetti-del-cartellino-sanremoL’inchiesta aveva messo sotto la lente d’ingrandimento buona parte della forza lavoro del Comune: e adesso arrivano le prime risposte della Giustizia.


Furbetti del Cartellino di Sanremo: tra le varie accuse per cui erano imputati i dipendenti c’era anche quella grave di truffa ai danni dello Stato.

E, caso nel caso, era scoppiato un putiferio per il vigile che timbrava il cartellino praticamente in pigiama, adesso anche lui totalmente scagionato. Sull’uomo si era scatenata, anche in modo esagerato, la stampa.

Il blitz era scattato il 22 ottobre 2015: vennero eseguite 43 misure cautelari il comune di Sanremo licenziò in tronco 32 degli indagati.

E adesso, per una parte dei dipendenti è arrivata l’assoluzione completa. Scopriamone le motivazioni.

I Furbetti del Cartellino di Sanremo assolti

Secondo il Giudice del Tribunale di Imperia l’assoluzione è stata formulata, all’indirizzo di dieci imputati, poichè “il fatto non sussiste“.

Quindi, per una parte degli imputati è arrivata un’assoluzione piena, nonostante il clamore mediatico (e la gogna in alcuni casi) quando è scoppiato il caso.

Tra questi anche il ‘vigile in mutande‘ che timbrava il cartellino e tornava a casa all’interno del Comune di Sanremo, assolto con rito abbreviato durante l’udienza preliminare.

Questo dipendente del Comune era sia vigile che custode del mercato: alle 5.30 del mattino, vestito in borghese, apriva i cancelli; poi rientrava in casa, alle 7.30 indossava l’uniforme e strisciava il badge.

Per lui la decisione è stata presa “perché il fatto non sussiste”, grazie a una disposizione del comandante della polizia locale.

In base a questo precetto, infatti, l’uomo doveva timbrare dopo aver aperto la struttura in abiti borghesi.

Nel caso specifico dell’imputato l’orario di lavoro cominciava infatti quando l’impiegato entrava nel luogo di lavoro e andava negli spogliatoi per indossare la divisa.

E quindi per questo motivo, nonostante la curiosità del caso, non ha commesso alcun reato.

Invece, altri sedici imputati hanno chiesto ed ottenuto il patteggiamento con pene comprese tra gli 11 mesi ed un anno e mezzo.

Infine, arriva il rinvio a giudizio per truffa e falso ideologico per i restanti imputati che avevano scelto il rito ordinario. Le loro posizioni saranno nuovamente trattate nelle aule del palazzo di giustizia di Imperia, il prossimo 8 giugno, data fissata per l’apertura del processo.

Ricordiamo anche che in merito ai cosiddetti furbetti del cartellino e alla falsa timbratura la Cassazione in passato ha espresso una linea dura, e in alcuni casi espressi dalla giurisprudenza il licenziamento non è revocabile.

Le dichiarazioni

Così ha commentato il procuratore aggiunto di Imperia, Grazia Pradella:

“…un impegno investigativo davvero notevole, così come per la guardia di finanza di Sanremo. L’impianto accusatorio vede una sostanziale conferma in sedici patteggiamenti e altrettanti rinvii a giudizio. Per quanto riguarda gli abbreviati leggeremo con attenzione le motivazioni e decideremo il da farsi.”

Arriva, infine, anche il commento del Sindaco di Sanremo, Alberto Biancheri:

“…valuto positivamente il pronunciamento odierno. Al di là di quelli che potranno essere gli sviluppi futuri, l’auspicio è che questa vicenda, oggetto di un’attenzione mediatica sproporzionata, possa presto arrivare al suo atto conclusivo”.

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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