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Pubblico Impiego: meno controlli dai medici fiscali, la denuncia dell’INPS

lentepubblica.it • 2 Maggio 2016

integrazioniIl Governo attui rapidamente il polo unico per la medicina fiscale valorizzando a pieno le competenze degli oltre 1200 medici fiscali che da oltre 3 anni attendono la regolarizzazione del proprio rapporto lavorativo. Lo chiede in una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e alle Istituzioni l’Associazione nazionale che rappresenta i medici fiscali dell’Inps, l’Anmefi, che raccoglie centinaia di medici che da oltre trent’anni di collaborazione con l’Istituto sono impegnati, al servizio dello Stato, nel controllo dello stato di malattia dei lavoratori.

 

La denuncia arriva dopo la Riforma D’Alia sul pubblico impiego (legge 125/2013) che ha trasformato le liste già costituite ai sensi della legge n. 638 dell’11 novembre 1983, in liste speciali ad esaurimento in vista della stabilizzazione del rapporto lavorativo dei medici fiscali da parte dell’Inps, stabilizzazione che a distanza di oltre 3 anni ancora non è avvenuta. “L’ormai cronica riduzione delle visite fiscali su tutto il territorio nazionale – ricordano dall’Associazione – rappresenta un danno enorme per le tasche dei cittadini italiani a causa dell’inevitabile incremento della spesa pubblica dovuta alle assenze per malattia in mancanza dei relativi controlli previsti dalla Legge. I risparmi, auspicati assurdamente con la riduzione da un 15-20% al 2-3% dei certificati di malattia pervenuti all’INPS e sottoposti a visita di controllo, non ci sono stati e pertanto non si prevedono in futuro. Auspichiamo che le Istituzioni vogliano garantire questo servizio obbligatorio con un budget che non sia irrisorio”.

 

Dal 29 aprile 2013 i medici fiscali INPS sono castigati, costretti a rinunciare, di fatto, a svolgere il ruolo sociale ed istituzionale ad essi affidato per legge, in un’ottica fallace di contenimento della spesa pubblica. Eppure questi insostituibili professionisti, ligi e rispettosi di norme codificate, sono le uniche figure mediche deputate al controllo dello stato di malattia: una funzione che si autofinanzia, oltre che nei casi di riduzione della prognosi di malattia e per l’effetto deterrente, anche in ragione delle afferenze economiche da penalizzazioni per assenza ingiustificata a domicilio e recuperi per patologia non indennizzabile o di competenza di altri enti assicurativi. Allo scadere dei tre anni di dura condizione, l’ANMEFI chiede a gran voce alla classe politica una legittimazione della Medicina Fiscale come servizio adottivo dello Stato, al pari di altri ruoli incontestabili che hanno reso il nostro Paese faro europeo nella tutela del cittadino.

 

Con queste premesse ed in considerazione della stesura e definizione dei decreti attuativi per la realizzazione del “polo unico della medicina fiscale”, l’associazione nazionale dei medici fiscali INPS chiede al Governo di confermare nell’emanando decreto legislativo attuativo della legge Delega e nella successiva normativa di dettaglio, che lo svolgimento delle attività di medicina fiscale presso l’INPS sia effettuato attraverso il prioritario ricorso alle liste ad esaurimento e che che le risorse economiche siano effettivamente ed esclusivamente destinate alla sola medicina di controllo svolta prioritariamente dai medici delle liste speciali, senza distrazione alcuna.

 

L’associazione chiede, inoltre, che l’eventuale inserimento nelle liste “bloccate” dei medici fiscali INPS da parte di altre figure a ciò deputate riguardino solo quelli già in attività al 31/12/2007; l’unificazione delle fasce orarie di reperibilità di tutti i lavoratori, senza più distinzioni tra settore pubblico e privato e l’avvio urgente di soluzioni contrattuali che diano stabilità ai medici fiscali, visto lo stato di precarietà ultraventennale.

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it)
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