Lavoratori Precoci: situazione si sbloccherà a Marzo?

lentepubblica.it • 22 Febbraio 2017

lavoratori precoci 3Nell’ultimo incontro tra governo e associazioni sindacali per discutere di Ape, l’anticipo pensionistico e della quota 41 per i lavoratori precoci: situazione si sblocca?

 


L’Ape permetterà dal 1° maggio 2017 ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi di chiedere un prestito pensionistico erogato dall’Inps, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia e tale misura partirà in via sperimentale e durerà 2 anni, fino al 31 dicembre 2018. Mentre per i precoci la legge di stabilità aveva previsto la possibilità di andare in pensione con 41 anni di anzianità contributiva, se 12 mesi di questi contributi sono stati versati prima del compimento del 19esimo anno di età e solo se rientrano nella categoria di lavori considerati usuranti e gravosi.

 

I decreti attuativi sull’APe sociale, l’ape volontario e la quota 41 per i lavoratori precoci saranno pronti entro marzo. Lo ha assicurato oggi il Ministero del Lavoro al termine del vertice sulle pensioni che si è tenuto a Via Veneto con la presenza dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e dei pensionati Spi, Fnp e Uilp. Nel corso della riunione il governo, rappresentato dal ministro Giuliano Poletti e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Marco Leonardi, ha annunciato che intende emanare i decreti attuativi relativi alle norme definite nella legge di bilancio entro i termini stabiliti dalla legge (il 2 marzo).

 

Al tal fine “Il primo appuntamento, fissato il 1 marzo sarà dedicato ai decreti attuativi sull’Ape volontaria e l’Ape sociale e alle misure per i lavoratori precoci” scrive la Uil in una nota stampa.  Il varo effettivo dei decreti avverrà comunque successivamente a tale incontro tecnico, probabilmente entro la metà del mese di marzo assicurano fonti di Governo in modo da rispettare la data del 1° maggio 2017 per il decollo effettivo delle misure previste dalla legge di bilancio. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato oggi alcuni punti critici da affrontare e da risolvere, in particolare in rapporto alla definizione delle platee interessate all’APe sociale, degli effetti della speranza di vita e la questione dei lavoratori con carriere miste. La parte sindacale ha fatto presente poi la problematica dei lavoratori edili che rischiano di restare fuori dalle tutele in quanto molti non possono dimostrare una continuità di lavoro negli ultimi sei anni prima dell’accesso all’APE sociale o alla quota 41.

 

Gli altri due appuntamenti, nel giro di quindici-venti giorni riguarderanno le pensioni dei giovani, la situazione delle donne e il tema delle aspettative di vita. L’ultimo incontro sarà sulle politiche attive del lavoro e sugli ammortizzatori sociali. Le date dovrebbero essere il 9 e il 23 marzo, ma – ha precisato Poletti – sono suscettibili di modifica”.

 

Al via anche la seconda fase del confronto sulle pensioni dei giovani

 

E’ stata poi formalmente avviata la seconda fase del confronto, come previsto dall’intesa sottoscritta lo scorso 28 settembre. Su questo il confronto è stato calendarizzato il prossimo 23 marzo”. “Il metodo che ha portato al verbale di intesa siglato dal ministro del Lavoro e da Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni è sempre valido e proseguirà”. Lo afferma il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in una conferenza stampa al termine dell’incontro.  Le parti hanno definito “un piano di lavoro condiviso per affrontare le problematicità. Secondo la Cgil da un lato, il sistema va adeguato alla speranza di vita e alla differenze dei lavori; dall’altro, va reso più equo e flessibile proprio per garantire un adeguato assegno pensionistico ai giovani lavoratori (per intenderci, coloro che hanno iniziato il proprio percorso dopo il 1995), contraddistinti oggi da redditi bassi e discontinuità negli impieghi.

 

L’idea che si sta facendo strada è quella di una “pensione contributiva di garanzia”, ossia una specie di quota minima cui sommare il trattamento maturato con i contributi. Per il sindacato guidato dalla Camusso, infine, bisogna intervenire sulla previdenza complementare, che va favorita mediante misure di defiscalizzazione (l’aliquota, ora al 20 per cento, dovrebbe scendere intorno al 15), aprendo una campagna d’informazione attraverso un nuovo semestre di silenzio-assenso per l’adesione (come nel 2007), concentrando i fondi e risolvendo la disparità del trattamento fiscale tra lavoratori privati e della pubblica amministrazione.

 

 

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it)
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