Pensioni: discrepanze sui numeri degli esodati da tutelare

lentepubblica.it • 19 Settembre 2015

previdenzaLa rilevazione online attivata dal senato in collaborazione con l’istat fra aprile e luglio, pur largamente pubblicizzata, ha fatto emergere soltanto 1.645 esodati, dei quali 1.177 non coperti da una delle sei “salvaguardie” emanate a seguito della riforma pensionistica. Lo dichiara il Senatore Pietro Ichino che ha ieri commentato i dati del sondaggio online durato dall’8 aprile al 12 luglio dalla Commissione Lavoro di Palazzo Madama sui lavoratori rimasti fuori dal perimetro di tutela delle salvaguardie.

 

Secondo i dati raccolti dalla Commissione Lavoro dunque circa il 71% dei rispondenti sono riconducibili a lavoratori non rientranti in alcuno dei sei provvedimenti di tutela emanati dopo l’approvazione della Legge Fornero. Duro il confronto che si è acceso dopo la diffusione dei dati tra Pietro Ichino e La Rete degli Esodati che contesta duramente le risultanze, sostenendo che essi non sono veramente rappresentativi. Secondo i Comitati la platea degli esclusi in realtà sarebbe pari a circa 50mila lavoratori, numeri sostanzialmente confermati dal Direttore generale dell’Inps Nori (all’epoca) in una audizione alla Camera del 14 ottobre 2014.

 

Secondo Ichino i dati forniti dall’Inps in realtà sono gonfiati dalla presenza, in questa cifra, dei “contributori volontari” (disoccupati da molti anni e anche decenni) che con le vecchie regole si attendevano il pensionamento entro il 6 gennaio 2019. Secondo Ichino “questi ultimi non sono esodati, ovvero persone che hanno accettato una incentivazione all’esodo, rinunciando al posto di lavoro, in vista di un pensionamento imminente, e che si sono poi viste differire il pensionamento stesso per effetto della riforma sopravvenuta”. Concludendo in sostanza che non devono essere tutelati.

 

I contributori volontari effettivamente pesano per circa 25 mila posizioni, quasi la metà dei lavoratori censiti dal rapporto dell’Inps. Ma anche volendo eliminare i contributori volontari dal perimetro di tutela, figli probabilmente di un Dio minore, come suggerisce Ichino, il numero degli esclusi resta comunque ben al di sopra delle mille unità, il dato uscito fuori dal questionario. Oltre ai cessati in senso stretto, cioè con accordi di incentivazione all’esodo o in via unilaterale, restano infatti da aggiungere i lavoratori in mobilità e i cessati a tempo determinato piu’ alcune categorie che non sono state menzionate nel predetto rapporto (si pensi a quei lavoratori la cui azienda è fallita e che non hanno potuto stipulare accordi per la mobilità, ai titolari del trattamento edile, ai lavoratori in somministrazione di lavoro). Le risultanze della Commissione Lavoro quindi non sono comunque molto convincenti.

 

Senza contare che sarebbe un fatto grave escludere da una eventuale settima salvaguardia proprio i contributori volontari. L’autorizzazione ai volontari ha infatti da sempre costituito un argine invalicabile rispetto ad interventi peggiorativi in quanto determina la cristallizzazione dei requisiti previdenziali al momento del rilascio dell’autorizzazione da parte dell’Inps. Ciò perchè il beneficiario, avendo perso il lavoro e quindi la possibilità di raggiungere la pensione con contribuzione da lavoro, si impegna a pagare una certa cifra in vista del raggiungimento della pensione, che poi non può essere spostata senza determinare una rottura del “patto contributivo” stipulato con l’ente di previdenza. Un patto che non si può rompere senza precise responsabilità in sede legale.

 

Non a caso il legislatore ha sempre previsto una salvaguardia per questa categoria di lavoratori tanto nel 1992, con la Riforma Amato (che ha portato da 15 a 20 anni il requisito contributivo necessario per la pensione di vecchiaia) sia con la legge Maroni nel 2004 e nel 2007. Da ultimo con la legge Fornero del 2011 nella quale si è anche precisato opportunamente, per evitare abusi, che il lavoratore dovesse almeno aver versato un contributo volontario entro il 6 dicembre 2011 e che non dovesse essersi reimpiegato in contratti di lavoro a tempo indeterminato dopo il conseguimento dell’autorizzazione.

 

Intanto, i Comitati degli Esodati sostenuti dalle Organizzazioni sindacali e dai partiti di opposizione saranno di nuovo in piazza il 22 Settembre davanti al Mef.

 

Fermento, ansia, rabbia, sgomento sono solo alcuni dei sentimenti che uniscono gli esodati italiani dopo una settimana convulsa che ha visto uno stop alla settima settima salvaguardia da parte del Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Nel corso del Question time dell’altro giorno il Ministro dell’Economia e delle Finanze Padoan ha detto infatti che attualmente le risorse non sono più recuperabili, ma che non è stato perpetuato alcuno ‘scippo’ ai danni degli esodati. In quanto, ha precisato il Ministro, i risparmi menzionati non hanno alcuna certezza.
È in corso la complessa procedura di valutazione dei risparmi rimanenti dalle misure adottate nel 2013/2014. Solo una volta accertati tali risparmi, con una deroga normativa, si potrà pensare ad una 7° salvaguardia. Francesco Flore, portavoce della Rete dei Comitati Esodati, ci espone il punto di vista dei lavoratori sulla questione.

 

Il Mef ha ribadito nel corso del Question Time che i fondi non sono stati ‘scippati agli esodati’, in quanto ancora da verificare nel loro ammontare complessivo. Padoan ha ribadito che si potrà pensare ad una 7° salvaguardia solo alla luce dei risparmi reali che emergeranno dalla complessa valutazione sulle misure adottate nel 2013/2014. Cosa ne pensate di tali affermazioni? Sono dichiarazioni nettamente insufficienti ed ambigue in quanto il Fondo per gli “esodati” è chiaramente normato dalla 228/2012. Ricordo bene che il comma 235 è stato scritto nel 2012 in base ad indicazioni dello stesso ministero delle Finanze. Noi siamo davanti ad una legge di questo Stato (la 228 ripeto) che manifesta una chiarissima volontà politica di risolvere il dramma degli “esodati”.

 

Oggi quella volontà politica è chiaramente manifestata dal Parlamento con la proposta di legge per la 7′ salvaguardia approvata in modo unitario da tutti i partiti presenti in Commissione Lavoro alla Camera; i numeri sono quelli certificati dal Governo in 49.500, le coperture finanziarie sono assicurate dal Fondo Esodati che conta oltre 3 miliardi di residui e la condivisione del Ministro competente Poletti. Qui abbiamo invece un Ministro che parla a nome di un Governo che non ha mai stanziato un euro per risolvere il nostro problema ma anzi, ora, vuole chiaramente depredare il nostro Fondo per destinarlo a ben altri usi. Mi pare semplicemente una follia inaccettabile e su questo continuerà la nostra mobilitazione con più determinazione per sventare questo vergognoso scippo.

 

L’Onorevole Rizzetto così come l’onorevole Ciprini difendono a ‘spada tratta’ il fondo esodati. Quali saranno, dunque, le prossime mosse della Rete Esodati per ottenere giustizia? L’Onorevole Rizzetto e Ciprini hanno ragione da vendere ed hanno sostanzialmente riportato quella che è la posizione dell’intera Commissione Lavoro della Camera. Il 16 abbiamo chiarito anche a loro che il Fondo “esodati” deve servire esclusivamente a salvaguardare i 49.500 “esodati” che ne sono rimasti fuori e non per altre categorie di lavoratori pur penalizzati da quella infame manovra del 2011.

 

Su questo punto c’è piena condivisione tra i Comitati in Rete, le Organizzazioni Sindacali e la stessa Commissione. La nostra risposta a Padoan ed a Renzi l’abbiamo data ieri convocando un nuovo presidio sotto il MEF per il 22 con tutte le forze sindacali e continueremo la nostra mobilitazione anche in ben altre forme fino a quando non otterremo giustizia con l’approvazione della 7′ salvaguardia per tutti i 49.500 esodati.

 

L’ultima dichiarazione è quella del Senatore Pietro Ichino che, alla luce dell’indagine conoscitiva sul numero degli esodati che farebbe scendere il numero delle persone da salvaguardare a 1.177 piuttosto che a 50mila. Vi risultano i numeri emersi dal censimento? La Rete non ha mai approvato la scheda del Referendum proposto, anzi l’ha contestata in più parti e non l’ha mai condiviso. La certificazione dei 49.500, è stata fatta dal Ministero del Lavoro e INPS e non dai Comitati che mai si sono arrogati questo compito. Abbiamo sempre rispettato le opinioni di Ichino che abbiamo sempre combattuto non condividendone neanche una in tema di “esodati”. Esodati contro i quali conduce una forsennata battaglia da anni ed ora vorrebbe pure infierire su di loro dichiarandone la loro inesistenza. Penso che la sua manovra abbia ben altri fini visto che ci torna solo oggi e mi pare sia chiaro a tutti.

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di M.Cendon
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