I pensionati aprono la vertenza contro le mancanze della Regione Veneto in ambito socio-sanitario

lentepubblica.it • 26 Settembre 2014

I pensionati aprono la vertenza contro le mancanze della Regione in ambito socio-sanitario

 

A pochi mesi dalle prossime elezioni regionali i sindacati dei pensionati del Veneto vogliono mettere in luce le mancanze in ambito socio-sanitario della Giunta Zaia. Mancanze relative a provvedimenti, regolamenti e leggi varati durante questo stesso mandato e rimasti lettera morta.

Il nuovo Piano socio-sanitario regionale 2012-2016 sta affrontando un percorso frammentario nella sua realizzazione. La legge regionale 30/2009 sulla non autosufficienza è resa vuota perché mancano i decreti attuativi. Inoltre, la legge nazionale 328/2000 sulla riforma delle Ipab, non recepita già dalla precedente amministrazione Galan.

 

“Non basta firmare un provvedimento – dichiarano i segretari generali veneti di Spi Cgil Rita Turati, Fnp Cisl Adolfo Berti e Uilp Uil Walter Sperotto – bisogna monitorarne gli sviluppi e sovrintenderne l’applicazione sul territorio”.

La scadenza di mandato non deve rappresentare il pretesto per la giunta Zaia di rinviare azioni richieste e attese ormai da anni. E non si può permettere nemmeno che la presunta bontà delle prestazioni sanitarie venete diventi il cavallo di battaglia per una rielezione.

“Noi stiamo vivendo di rendita e Zaia non può continuare a portare la sanità veneta come modello da imitare – insistono i segretari – perché il primato lo condividiamo ormai con altre regioni. In Veneto assistiamo invece ad un progressivo impoverimento dato non tanto dalla quantità di spesa per la sanità, quanto invece dalla gestione della spesa stessa e dalla qualità delle prestazioni”.

 

Temi questi che sono condivisi anche dalle segreterie confederali venete di Cgil, Cisl e Uil, che insieme ai pensionati hanno inviato in questi giorni una lettera a Zaia per chiedergli un incontro urgente.

“Se non ci risponderà presto – concludono Turati, Berti e Sperotto – siamo pronti ad attivarci con tutti i nostri iscritti in una serie di manifestazioni e incontri pubblici per denunciare queste mancanze”.

 

Piano Socio Sanitario Regionale (PSSR) 2012-2016

A metà strada dalla sua approvazione molti sono ancora i punti oscuri o di mancata realizzazione, e “meno ospedale, più territorio” resta solo uno slogan.

  • I COT Centri Operativi Territoriali

Dovrebbero essere il primo contatto con la sanità per il cittadino che ha un problema, fornendo una reale presa in carico del paziente, indirizzandolo alle strutture più idonee e seguendolo durante tutto il decorso, prima e dopo una prestazione (continuità assistenziale). Al momento le ULSS hanno attivato il servizio solo in uscita da un ricovero, e ai sindacati risulta che l’unica a prendere in carico i pazienti attraverso il COT è l’ULSS 7 di Pieve di Soligo.

  • Le Medicine di Gruppo Integrate

È ormai nota la resistenza dei medici di medicina generale a far partire il servizio che garantirebbe un’assistenza territoriale h24, in grado quindi di diminuire gli accessi impropri nei pronto soccorso ospedalieri. Gli esempi positivi, nel territorio, non mancano, ma la Regione non si sta attivando con determinazione per far applicare quanto previsto dal PSSR. (cfr. tabella sul monitoraggio effettuato da Cgil Cisl e Uil a Vicenza).

  • Incremento dell’assistenza territoriale

Secondo il PSSR sarà fatto attraverso il potenziamento del ruolo dei distretti, delle medicine integrate, degli ospedali di comunità e della domiciliarità. Ma un dato fra tutti dice il contrario: dei circa 700 milioni del fondo per la non-autosufficienza, la Regione ne assegna 500 alla residenzialità e le “briciole” alla domiciliarità (cfr. tabella). Per contro, negli ultimi anni, sono aumentati i letti vuoti nelle case di riposo diventando un reale problema economico.

 

Legge regionale 30/2009 sulla non-autosufficienza

È una delle prime leggi di questo tipo in Italia, ottenuta su pressione dei sindacati dei pensionati e che ha ispirato analoghi provvedimenti in altre regioni. Ma mentre si discute sulla necessità di avere una legge nazionale sull’argomento, la Giunta Zaia che l’ha fatta, l’ha però contemporaneamente svuotata non promulgando i decreti attuativi. Inoltre è stata snaturata dall’inglobamento nel PSSR di alcune sue caratteristiche e prerogative.

Sul fronte finanziario, per esempio, la Giunta aveva la delega a stabilire la quota dell’addizionale Irpef regionale che doveva alimentare automaticamente il fondo per la non autosufficienza. Cosa mai fatta, con il risultato che il fondo viene quantificato annualmente in base alla disponibilità, e di anno in anno è diminuito.

Sul versante assistenziale, altro chiaro esempio di “mancanza”: la Giunta non ha mai stabilito le direttive per il PAI (piano di assistenza individuale) che segue la valutazione sul tipo di cure e di assistenza di cui una persona non autosufficiente ha bisogno, valutazione (fatta da unità multidimensionali composte da medici, specialisti, infermieri e assistenti sociali) che peraltro non avviene in modalità standard in tutta la Regione. Tradotto: la sanità pubblica, al momento, quando certifica ad un non autosufficiente la gravità del suo problema, individua l’assistenza adeguata ma non ha gli strumenti per garantire dei percorsi omogenei, affidando l’assistito all’iniziativa dei singoli operatori medici o socio-sanitari. Nel Veneto i non autosufficienti sono oltre 250mila, di cui 135mila anziani.

 

Legge 328/2000 sulla riforma delle IPAB, Case di Riposo, RSA

Il mancato recepimento della legge nazionale che ne decretava la riforma e riorganizzazione, in Veneto ha di fatto aperto la residenzialità al libero mercato. La Regione in questi anni non ha nemmeno governato il settore dando con troppa facilità accreditamenti e stipulando convenzioni con strutture private. Questo sta diventando un tema esplosivo per le famiglie, per le persone che hanno bisogno dei servizi e per gli stessi operatori che vi lavorano.

 

FONTE: FNP – CISL Veneto

 

fnp cisl

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