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Pensioni: troppi oneri con ulteriore flessibilità?

lentepubblica.it • 18 Settembre 2015

fondi pensione 2Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ammonisce: “avrebbe un impatto sul sentiero di aggiustamento della finanza pubblica” perché “introduce ulteriori, rilevanti oneri “.

 

“Introdurre ulteriori elementi di flessibilità introduce ulteriori rilevanti oneri sulla finanza pubblica”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a proposito della flessibilità nel sistema pensionistico intervenendo al Question time alla Camera. Un intervento in questa direzione, ha aggiunto, “andrebbe valutato con attenzione, tenendo conto di costi e benefici, della necessità di salvaguardare un principio di base e anche di ulteriori elementi, e degli oneri che una maggiore flessibilità rifletterebbe nell’immediato, con impatto sul sentiero di aggiustamento della finanza pubblica”.

 

Il governo, ha chiarito il ministro, non intende fare modifiche strutturali alla riforma Fornero perché “una modifica strutturale in questa direzione andrebbe contro i principi di sostenibilità del sistema pensionistico valutato come uno fra i più solidi e sostenibili dell’Unione”.

 

L’attuale sistema previdenziale necessita di rivedere alcune rigidità della legge Fornero, studiando meccanismi di flessibilità, per anticipare l’accesso al pensionamento e consentire, così, anche una più efficace programmazione del turn over.

 

Si ritiene fondamentale, però, che ogni e qualsiasi ipotesi di correttivo di flessibilità, pur necessaria, venga elaborata sulla base di stime puntuali che individuino un adeguato coefficiente di penalizzazione per l’anticipazione mantenendo l’equilibrio generale del sistema: è quanto affermato da Rete Imprese Italia in occasione dell’audizione odierna presso la Commissione Lavoro della Camera sulle proposte di legge per la flessibilità pensionistica “Non si può, invece – prosegue Rete Imprese Italia – percorrere la strada di una maggiore tassazione, che deve peraltro essere ridotta al fine di rafforzare i primi segnali di ripresa economica dopo un periodo di crisi particolarmente prolungato, nè quella della eccessiva solidarietà o cancellare meccanismi di equilibri. Qualora ciò avvenisse, infatti, ci si troverebbe costretti ad intervenire nuovamente su tale versante a danno della stabilità delle regole e della possibilità per aziende e lavoratori di programmare con certezza il proprio futuro”.

Fonte: Confcommercio
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