Aggiornati i Piani Anticorruzione nelle Province

lentepubblica.it • 27 Gennaio 2016

provinceIl Coordinamento dei segretari provinciali ha presentato l’aggiornamento dei piani anticorruzione delle Province. Il Coordinamento dei segretari provinciali ha ritenuto opportuno convocare un seminario sul tema per fornire un supporto ai segretari e gli opportuni chiarimenti anche attraverso il confronto con l’Autorità anticorruzione.

 

Le indicazioni sono venute direttamente dall’Anac. L’Autorità ha deciso di predisporre l’Aggiornamento muovendo, da una parte, dalle risultanze della valutazione condotta sui Piani di prevenzione della corruzione (PTPC) di un campione di 1911 amministrazioni conclusasi a luglio 2015; dall’altra dall’opportunità di dare risposte unitarie alle richieste di chiarimenti pervenute dagli operatori del settore ed in particolare dai Responsabili della prevenzione della corruzione (RPC), con i quali l’Autorità ha avuto un importante confronto il 14 luglio del 2015 nella “Giornata nazionale di incontro con i Responsabili della prevenzione della corruzione in servizio presso le pubbliche amministrazioni”.

 

In considerazione del processo di riordino in atto delle Province, a seguito dell’entrata in vigore della legge 7 aprile 2014, n. 56, recante “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”, A.NA.C., con l’accordo di U.P.I., ha ritenuto necessario fornire le seguenti indicazioni in merito alla predisposizione del Piano triennale di prevenzione della corruzione 2016-2018. Il PTPC 2016-2018 delle province dovrà necessariamente contenere misure di prevenzione della corruzione con riguardo alle funzioni fondamentali individuate ai commi 85 e 88 della legge n. 56/2014.

 

Per quanto riguarda le rimanenti funzioni, se trasferite ad altro ente unitamente a risorse finanziarie e personale con data certa entro il 2016, sarà compito degli enti subentranti, dal momento dell’effettivo trasferimento, individuare nei propri PTPC le misure di prevenzione della corruzione relative a dette funzioni. Ciò allo scopo di evitare adempimenti meramente temporanei e agevolare la riorganizzazione in corso. Diversamente, nel caso in cui non sia ancora stata stabilita la decorrenza del trasferimento, le funzioni e le relative attività sono considerate all’interno dei PTPC delle Province al fine della individuazione delle misure anticorruzione.

 

Le funzioni delegate dalle Regioni alle Province, in quanto direttamente esercitate da queste ultime, sono oggetto della programmazione delle misure di prevenzione della corruzione delle Province stesse. Nei PTPC è necessario che le Province diano conto del processo di riorganizzazione, delle funzioni trasferite o che non saranno comunque più esercitate e dei profili temporali del trasferimento. Le precisazioni contenute nei Piani in merito al riordino in corso sono necessarie per consentire all’Autorità di svolgere correttamente i propri compiti di vigilanza in materia.

 

L’Aggiornamento si rende necessario, poi, in virtù degli interventi normativi che hanno fortemente inciso sul sistema di prevenzione della corruzione a livello istituzionale. Particolarmente significativa è la disciplina introdotta dal decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito in legge 11 agosto 2014, n. 114, recante il trasferimento completo delle competenze sulla prevenzione della corruzione e sulla trasparenza dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) all’ANAC, nonché la rilevante riorganizzazione dell’ANAC e l’assunzione delle funzioni e delle competenze della soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (AVCP).

 

A seguito del mutato quadro normativo, l’ANAC si è già espressa su diverse questioni di carattere generale (trasparenza, whistleblowing, RPC, conflitti d’interesse, applicazione della normativa di prevenzione della corruzione e della trasparenza alle società e agli enti di diritto privato in controllo pubblico o partecipati da pubbliche amministrazioni). Quel che rileva in questa sede è che dalla normativa più recente emerge l’intento del legislatore di concentrare l’attenzione sull’effettiva attuazione di misure in grado di incidere sui fenomeni corruttivi. Ci si riferisce, in particolare, alle nuove sanzioni previste dall’art. 19, co. 5, lett. b) del d.l. 90/2014, in caso di mancata «adozione dei Piani di prevenzione della corruzione, dei programmi triennali di trasparenza o dei codici di comportamento».

 

Al riguardo si rinvia al «Regolamento in materia di esercizio del potere sanzionatorio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione per l’omessa adozione dei Piani triennali di prevenzione della corruzione, dei Programmi triennali di trasparenza, dei Codici di comportamento» del 9 settembre 2014, pubblicato sul sito web dell’Autorità, in cui sono identificate le fattispecie relative alla “omessa adozione” del PTPC, del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI) o dei Codici di comportamento.

 

Equivale ad omessa adozione: a) l’approvazione di un provvedimento puramente ricognitivo di misure, in materia di anticorruzione, in materia di adempimento degli obblighi di pubblicità ovvero in materia di Codice di comportamento di amministrazione; b) l’approvazione di un provvedimento, il cui contenuto riproduca in modo integrale analoghi provvedimenti adottati da altre amministrazioni, privo di misure specifiche introdotte in relazione alle esigenze dell’amministrazione interessata; c) l’approvazione di un provvedimento privo di misure per la prevenzione del rischio nei settori più esposti, privo di misure concrete di attuazione degli obblighi di pubblicazione di cui alla disciplina vigente, meramente riproduttivo del Codice di comportamento emanato con il decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62.

 

Gli enti locali, a differenza delle amministrazioni centrali e regionali, sono molto differenti tra di loro: si passa da amministrazioni grandi e con strutture dirigenziali ben organizzate ad amministrazioni piccole in cui non esiste un vero presidio organizzativo dell’amministrazione.

 

La legge 56/14 ha riordinato profondamente l’amministrazione locale: – ha superato l’ordinamento provinciale uniforme, istituito le Città metropolitane e trasformato le Province in enti di secondo grado; – ha cercato cerca di incentivare le unioni e le fusioni di Comuni, visto che il 70% dei Comuni ha meno di 5000 abitanti e solo il 20% di questi partecipano ad Unioni di Comuni.

 

L’anno 2015 è stato un “anno orribile” per gli enti di area vasta, che hanno dovuto avviare un profondo riassetto delle loro strutture, in attuazione di quanto previsto dalla legge 56/14 e della riduzioni importante di risorse che è stata imposta dalle manovre finanziarie di questi anni e dalla legge di stabilità 2015.

 

Anche relativamente ai processi di associazionismo comunali il Governo ha dovuto prendere atto della situazione e nel decreto 210/15 cd. “milleproroghe” ha prorogato al 31 dicembre 2016 il termine per l’esercizio obbligatorio delle funzioni fondamentali comunali.

 

Per rispondere alle esigenze di maggiore pregnanza dei Piani rispetto ad una seria analisi del contesto in cui operano gli enti locali si può proporre la creazione di “Pool anticorruzione” in ambito provinciale e metropolitano che possano svolgere in modo associato le funzioni relative alla prevenzione della corruzione, alla trasparenza e alle performance, in modo da: – divenire un punto di riferimento per l’ANAC in grado di rapportarsi in modo concreto con le Prefetture e le Procure per analizzare il contesto di riferimento; – specializzarsi nello svolgimento delle diverse funzioni che comportano conoscenze e competenze specifiche; – supportare tutti gli enti del territorio nella prospettiva dell’amministrazione condivisa tipica del nuovo ente di area vasta “Casa dei Comuni”.

 

 

Fonte: UPI - Unione delle Province Italiane
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