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Prestiti Ex inpdap per dipendenti pubblici: cosa sono e come funzionano

lentepubblica.it • 14 Novembre 2018

prestiti-ex-inpdap-dipendenti-pubblici-cosa-sonoPrestiti Ex inpdap per dipendenti pubblici: cosa sono e come funzionano? Ecco un riepilogo completo.


L’INPDAP (acronimo che sta per Istituto Nazionale di Previdenza e assistenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica) è stato un ente non economico istituito a partire dal giugno 1994: come ben spiegato dal suo nome, per anni si è occupato di attività quali incasso dei contributi previdenziali ed assistenziali o erogazione di pensioni e trattamenti di fine servizio, oltre che dell’erogazione di veri e propri prestiti, di cessioni e di mutui edilizi a tasso agevolato a tutti i suoi iscritti.

 

L’INPDAP è stata formalmente soppresso nel 2011 e tutte le sue funzioni sono state trasferite all’INPS, ma l’attività di prestito di cui sopra è ancora in funzione. Moltissime persone sono ancora solite parlare di “prestito INPDAP” ed è per questo che oggi proveremo a fare luce  su quelli che in realtà dobbiamo definire come prestiti ex INPDAP per dipendenti pubblici: cosa sono? Come funzionano nel dettaglio?

 

PICCOLI PRESTITI

 

I prestiti ex INPDAP per dipendenti del settore pubblico oggi sono distinguibili in tre diverse macro-categorie. Analizziamo innanzitutto il cosiddetto “Piccolo Prestito INPS”, che permette di chiedere un importo pari all’equivalente di una, due, tre o quattro mensilità di stipendio (o di pensione), che possono venire rimborsate in un numero di rate da concordare: 12 (prestito annuale), 24, (prestito biennale), 36 (prestito triennale) o 48 (prestito quadriennale). Si tratta di prestiti con un tasso di interesse nominale annuo di circa il 4,25%, a cui vanno aggiunte spese di amministrazione dello 0.50%.

 

PRESTITI PLURIENNALI

 

La seconda categoria è rappresentata invece dal “Prestito Pluriennale Diretto” e per potervi aderire bisogna rispettare dei requisiti più ristretti: ad esempio gli iscritti devono avere quattro anni di anzianità di servizio validi per la pensione e quattro anni di versamento di contributi alla predetta Gestione Unitaria (tutte le informazioni a riguardo sono consultabili sul portale dell’INPS). Questa tipologia di prestito può avere durata quinquennale o addirittura decennale, l’importante è che la rata mensile non sia superiore ad un quinto dello stipendio o della pensione del richiedente. Nel caso dei Prestiti Pluriennali il tasso di interesse nominale annuo è del 3,50%, mentre le spese di amministrazione ammontano sempre allo 0,50%.

 

PRESTITI GARANTITI

 

Infine i “Prestiti Garantiti”, in cui la funzione di Garante viene svolta dallo stesso Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Questi ultimi presentano il vantaggio di coprire diversi rischi tra cui: decesso dell’iscritto prima dell’estinzione della cessione, cessazione del diritto senza il diritto alla pensione e riduzione dello stipendio di colui che cede. Anche in questo caso il prestito in questione può avere durate quinquennale o decennale e può quindi venire restituito con 60 o 120 rate mensili.

 

Nel caso dei Prestiti Garantiti, sull’importo lordo della concessione gravano diversi interessi tra cui: le spese di amministrazione dell’istituto di credito mutuante; un’aliquota dello 0,50% che copre spese di amministrazione dell’INPS. Interessi a cui va aggiunto un ulteriore premio compensativo da versare all’INPS per rischio insolvenza: premio identificabile nell’ 1,5%  della somma richiesta in caso di prestito quinquennale, nel 3% in caso di prestito decennale; il premio di cui sopra può inoltre aumentare rispettivamente al 2% e al 4% nel caso in cui la durata del prestito abbia scadenza oltre il 65° anno di età di colui che lo richiede.

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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