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Pubblico Impiego, licenziamento per le molestie in ufficio

lentepubblica.it • 4 Dicembre 2017

molestieIl nuovo contratto degli statali dedica un capitolo su mobbing e molestie in ufficio nel nuovo Codice disciplinare. Una mappa dettagliata delle condotte da evitare, degli obblighi da rispettare se non si vuole incappare in sanzioni che vanno dal semplice rimprovero verbale all’espulsione.


Chi commette molestie sessuali verrà cacciato dalla pubblica amministrazione. Sarà il nuovo contratto nazionale degli statali a disciplinare le sanzioni contro chi compie atti tanto odiosi: davanti alla prima accusa si potrà procedere con la sospensione dall’impiego fino a un massimo di 6 mesi, ma se il comportamento si ripete, nell’arco del biennio, potrà scattare il licenziamento.

 

Ovviamente le sanzioni sono graduate, per cui in prima battuta il travet in questione viene redarguito con una sospensione dal servizio e dalla retribuzione che va dagli undici giorni a sei mesi. Ma la P.a non perdona: se il molestatore è «recidivo» perde il posto.

 

La legge è volta a contrastare comportamenti lesivi della dignità dei dipendenti e tutelare chiunque sia fatto oggetto di qualsivoglia atto o comportamento integrante molestia morale, sessuale, di genere, che produca un effetto pregiudizievole e discriminante nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

 

La misura assume un’importanza cruciale alla luce dei dati sulle molestie sul lavoro. L’ultima indagine Istat, che risale al 2008-2009, rivela che circa la metà delle donne tra i 14 e i 65 anni (10,5 milioni, il 51,8%) hanno subito nell’arco della loro vita ricatti sessuali sul lavoro o molestie in senso lato come pedinamento, esibizionismo, telefonate oscene, molestie verbali e fisiche.

 

La sanzione massima è prevista anche per chi chiede favori o regali. La regola funziona non solo per i doni di cui si è destinatari, ma anche per quelli che hanno per mittente l’impiegato. Un rafforzamento della sanzione che vale anche per altre situazioni, come quelle di effettivo conflitto d’interesse.

 

E ancora: la sanzione resta quella massima per quanti costringono loro colleghi ad aderire ad associazioni od organizzazioni, facendo pressioni e promettendo vantaggi o svantaggi di carriera.

 

 

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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