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Rapporto UIL riguardante gli ammortizzatori sociali

lentepubblica.it • 10 Ottobre 2014

Puntualmente, come le stagioni, ad ogni cambio di Governo si promettono (o minacciano) riforme

sul Lavoro. Inesorabilmente ciò avviene con una intensità inversamente proporzionale alla efficacia

delle politiche di crescita e di sostegno alla competitività dei nostri sistemi produttivi. E,

puntualmente, oltre che nel voler innovare le modalità di ingresso (flessibilità) e di uscita

(licenziamenti), tutti i Governi annunciano la “riforma degli ammortizzatori sociali” e, quasi sempre,

senza mettere in campo risorse adeguate.

 

Con questa analisi la UIL vuole far emergere, al di la degli slogan e delle fantasmagoriche

promesse, cosa si va a cambiare e, cioè, cosa si vuole riformare. E, soprattutto, quando si

annuncia che si vogliono “allargare” gli ammortizzatori sociali, cosa si va a toccare.

Deve essere ben chiaro: per noi c’è tanto da migliorare a partire dalla estensione a tutti i settori (e

quindi a tutte le imprese ed i lavoratori), di uno strumento che consenta di evitare, in caso di crisi

dell’impresa, il licenziamento, cioè la Cassa Integrazione (o strumento simile). Certamente dovrà

essere più consistente e duratura l’indennità di disoccupazione che deve considerarsi l’ultimo

strumento messo in campo dalla “comunità” (lo stato) per evitare che una persona piombi in

condizione di disperazione per non aver più un lavoro e quindi un reddito.

Certamente c’è da rivoluzionare tutto il sistema delle politiche di accompagnamento della persona

dal “non” lavoro ad altra occupazione. E per far questo non basta esercitarsi in ingegneria

istituzionale (passare dalle competenze assegnate alle Provincie ed alle Regioni allo Stato) senza

affrontare il toro per le corna: in Italia si spende il 10% della Germania e della media U.E. Ma,

sicuramente, si deve evitare che una persona che usufruisce di “ammortizzatore” resti sola, che

non abbia la speranza di trovare altra occupazione, non sia messa in condizione di considerarsi

utile alla società’.

 

Ma non ci convince, proprio perché abbiamo analizzato con dati reali e certificati lo stato degli

strumenti di protezione sociale, che si sposti la protezione dalla azienda a fuori (quindi al

disoccupato) quando ci sono serie speranze di ripresa della impresa: in sostanza consideriamo

sbagliata e velleitaria l’idea di caricare solo sull’ASPI il peso di garantire una forma di reddito alle

persone. L’utilizzo della Cassa Integrazione, che certamente si può rafforzare e migliorare, è

condizione affinché le ristrutturazioni (spesso necessarie) non si completino con la fuoriuscita delle

persone e del capitale umano che la stessa impresa ha nel tempo fatto crescere. Le politiche

d’innovazione industriale e produttiva (quando ci sono e quando lo stato le costruisce), se non

supportate da adeguati strumenti di “aiuto” ai lavoratori, rischiano di allargare quello che abbiamo

definito il “cratere del lavoro”.

 

Con questo III Rapporto, la UIL mette a disposizione dei lavoratori, delle imprese e, soprattutto,

della politica, uno strumento di analisi per evitare che si prendano decisioni affrettate, superficiali e

sbagliate che rischiano di non risolvere i problemi e di creare danni alle persone, alle imprese, alla

società.

 

Consulta gli allegati: Rapporto UIL ammortizzatori sociali

 

FONTE: UIL – Unione Italiana del Lavoro

 

UIL, cassa integrazione

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