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Riabilitazione e reinserimento: l’importanza dell’agricoltura sociale

lentepubblica.it • 30 Settembre 2015

reinserimento socialeUn modello di sviluppo sostenibile che richiama direttamente l’attività dell’Inail in quanto concreta opportunità di realizzazione di progetti riabilitativi e di reinserimento a favore dei lavoratori infortunati: alla forte comunanza tra i valori dell’agricoltura sociale e la mission dell’Istituto in materia di riabilitazione è stato dedicato l’intervento del direttore centrale Prestazioni sanitarie e reinserimento dell’Inail, Giovanni Paura, ieri presso l’Auditorium “Palazzo Italia” dell’Expo 2015 di Milano, nell’ambito della conferenza internazionale “Agricoltura sociale e microcredito”.

 

I contenuti e le finalità della legge n. 141 del 18 agosto 2015. Al centro del dibattito è stata la legge n. 141 del 18 agosto 2015 che, attraverso la collaborazione tra Comuni, Regioni e istituzioni, vuole agevolare – tramite l’agricoltura sociale – l’inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate (disabili o persone inserite in percorsi di riabilitazione). All’evento hanno preso parte, tra gli altri, il ministro alle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, il viceministro Andrea Olivero, l’ex presidente dell’Uruguay Josè Mujica e il presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare Gian Carlo Caselli.

 

Paura: “Una legge che interpella direttamente il core business dell’Istituto”. “La legge, riconoscendo l’agricoltura sociale come strumento di riabilitazione e di inclusione sociale e lavorativa, interpella direttamente il ‘core business’ dell’Inail – ha affermato Paura – il cui impegno è garantire al lavoratore infortunato o tecnopatico una tutela globale e integrata mediante la realizzazione di interventi finalizzati al recupero dell’integrità psico-fisica, alla ripresa dell’autonomia e al reinserimento nel tessuto sociale e lavorativo”. Alla base di questa profonda affinità agisce lo stesso principio di “riabilitazione”, inteso non solo come recupero funzionale, ma nel significato più ampio di riappropriazione da parte della persona divenuta disabile della capacità di autodeterminazione e di ogni dimensione attinente il proprio contesto di relazione e di vita.

 

Gli interventi messi in atto per la riabilitazione del lavoratore infortunato. Tutto questo – ha ricordato Paura – ha permesso all’Inail di attivare una molteplicità di interventi “volti a sostenere il lavoratore infortunato nell’arduo percorso di ripresa dei ruoli sociali che gli appartenevano”. Una strategia che si è tradotta nell’adozione di un essenziale ‘strumento operativo’ quale il vigente ‘Regolamento per l‘erogazione dei dispositivi tecnici e di attivazione di iniziative di reinserimento nella vita di relazione’ e in numerosi progetti di reinserimento realizzati – in sinergia con gli enti e le istituzioni preposti – dalle équipe multidisciplinari che operano all’interno di tutte le sedi Inail e “finalizzati a moltiplicare le opportunità occupazionali degli assicurati con disabilità da lavoro in ambito agricolo”.

 

Dai progetti di sostegno psicologico alle iniziative di educazione all’autonomia. Si tratta di esperienze diverse non solo per il tipo di disabilità coinvolta, ma anche per la tipologia di intervento: dai progetti di sostegno psicologico a quelli di supporto al nucleo familiare, dalle iniziative di educazione all’autonomia agli interventi per lo sviluppo delle opportunità occupazionali e per la ripresa dell’attività lavorativa. “E, in numerosi casi, il reinserimento al lavoro è avvenuto proprio riprendendo l’attività all’interno dell’azienda agricola di proprietà – ha sottolineato Paura – frequentemente a conduzione familiare, luogo nel quale il lavoratore infortunato ha ritrovato stima di sé, rinnovata fiducia e motivo di realizzazione personale”.

 

Apicoltura, pet therapy e interventi di adattamento del mezzo agricolo. Tra le iniziative realizzate lungo tutto il territorio nazionale si può citare, per esempio, il progetto “Aristotele”, promosso dalla sede di Arezzo, che ha coinvolto in un corso di apicoltura otto lavoratori infortunati (tutti con storie di grande sofferenza, ma anche di forte volontà e impegno). Oppure il “Progetto pet therapy” avviato dalla sede di Imperia e che – grazie alle straordinarie dinamiche del rapporto persona/animale – ha permesso alle persone coinvolte la ripresa del contatto con le proprie emozioni, la creazione di una relazione significativa e la fiducia nell’avvio di un nuovo progetto di vita. Da citare, ancora, i tanti progetti di adattamento del mezzo agricolo grazie ai quali gli interessati non solo hanno ripreso la propria attività professionale (spesso nell’azienda che hanno contribuito ad avviare), ma sono anche riusciti a mantenere un prezioso rapporto con la terra, fondante e costitutivo della loro personalità e del loro vissuto. Anche a queste esperienze è stato dedicato il supplemento al numero di luglio della rivista Inail “Superabile”, dal titolo “Quando il cibo dà gusto alla vita” e presentato a Expo lo scorso 16 luglio.

 

Dall’agricoltura sociale un contributo essenziale allo sviluppo dei sistemi di welfare. In definitiva, è essenziale il contributo dell’agricoltura sociale allo sviluppo dei sistemi di welfare, soprattutto alla luce – come rivela l’esperienza dell’Inail – di un solido rapporto di cooperazione e sinergia con i servizi socio-sanitari e gli altri enti pubblici. “Per il futuro, in particolare a seguito delle nuove competenze attribuite all’Istituto dalla legge di stabilità 2015 in tema di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, nonché dai decreti attuativi del jobs act, l’Inail ha una ulteriore opportunità per sostenere lo sviluppo di esperienze nell’ambito dell’agricoltura sociale – ha concluso Paura – Esperienze che hanno il grande merito di coniugare obiettivi economici con i valori della responsabilità sociale, di produrre reddito e al tempo stesso beni relazionali, di favorire la diffusione di stili di vita sani, nonché di contribuire a creare comunità maggiormente solidali”.

Fonte: INAIL
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