Responsabile della conservazione o Archivista 2.0? Si decide il destino dei professionisti della memoria

lentepubblica.it • 5 Marzo 2014

ANORC continua a sostenere con forza la propria posizione circa la norma tecnica UNI in fase di consultazione che definisce i requisiti professionali per la figura dell’archivista facendola di fatto (ed erroneamente) coincidere con quella del Responsabile della conservazione digitale.

ANORC chiede che la norma tecnica UNI in fase di consultazione pubblica venga esaminata e ridiscussa tenendo conto dell’opinione di tutti gli stakeholder coinvolti e invita i propri soci e in generale tutti i suoi sostenitori a partecipare alla consultazione pubblica della normafacendo pervenire osservazioni e suggerimenti entro il 17 marzo tramite il sito UNI

ANORC ha ribadito più volte la sua opinione sull’argomento, cercando un confronto costruttivo con i rappresentanti del mondo archivistico e dimostrando apertura a una collaborazione tra i diversi portatori di interesse. Di contro, la norma tecnica UNI ora in discussione è un documento prodotto senza tenere in alcun conto l’importante principio della coalescenza interprofessionale, che pone l’archivista al centro del processo di conservazione digitale in via esclusiva, pur con la compartecipazione marginale di altre figure professionali, come l’information and document manager (con competenze organizzative e informatiche) e il responsabile della protezione dei dati, in netta opposizione con quanto esplicitamente previsto dalla normativa vigente.

L’ordinamento italiano, infatti, (come si può facilmente verificare consultando il Codice dell’Amministrazione Digitale e le nuove Regole tecniche), per la corretta gestione e la tutela di un archivio elettronico prevede obbligatoriamente la presenza di un team composto dal Responsabile della conservazione, dal Responsabile della sicurezza, dal Responsabile del trattamento dei dati e dal Responsabile del protocollo (ove previsto) che devono operare d’intesa tra loro.
Anzi, c’è da notare che la figura dell’archivista è accompagnata dal poco rassicurante inciso “ove previsto”, proprio a rimarcare una (assurda) non indispensabilità della sua partecipazione a questo processo.

Se l’impostazione della norma UNI può essere condivisibile in rapporto a una gestione documentale di tipo “tradizionale” – pur con qualche riserva sul fronte privacy – sicuramente non può esserlo per l’attuale modello di gestione digitale dei documenti. Infatti, pur a parità di metodo scientifico e di modelli concettuali, gli strumenti da utilizzare sono ora radicalmente differenti, profondamente eterogenei e necessitano di particolari abilità da mettere a fattor comune, in una collaborazione interprofessionale.
Per dirlo in altre parole la norma UNI propone un modello gerarchico, mentre ANORC predilige un modello circolare tra le professioni coinvolte.

Non è corretto affermare che non ci sono e non ci saranno cambiamenti nel passaggio tra il cartaceo e il digitale, perché sappiamo invece quanto la tecnologia stia modificando il processo di conservazione della nostra memoria, non intervenendo sul metodo e la teoria – che devono rimanere giustamente al di sopra degli strumenti utilizzati – ma cambiando radicalmente i modelli organizzativi e i processi di lavoro.
Bisogna poi ricordare che le nuove regole tecniche per la gestione documentale non saranno applicate solo nelle amministrazioni pubbliche, ma coinvolgeranno anche le SpA e, più in generale, gli enti privati: è immaginabile un contesto in cui nelle aziende “solo” gli archivisti possano svolgere il ruolo di Responsabili della conservazione? 

Inoltre, nei moderni modelli di conservazione dei documenti informatici (anche rilevanti fiscalmente) l’unica “norma” di riferimento per i sistemi giuridici di civil law è lo standard ISO UNI 15489. Qui la figura di riferimento è il Digital Preservation Officer, che non è un archivista puro ma una figura professionale in cui si contemperano competenze diverse.

ANORC preferisce tenere, quindi, un approccio dinamico e innovativo verso le diverse professionalità che accompagnano la gestione informatica dei documenti e la loro conservazione in un quadro necessariamente variegato e multidisciplinare.
In UNI, invece, si è strutturato un Gruppo di Lavoro chiuso, che ha intrapreso una strada radicalmente opposta, di isolamento professionale e di presidio arroccato delle proprie posizioni nel tentativo di costruire una figura professionale – quella dell'”archivista pigliatutto” – che in Italia non esiste a livello normativo. Questo Gruppo di Lavoro in cui gli archivisti hanno dettato legge non ha interpellato ANORC e neppure AGID perseguendo un dorato isolamento culturale di cui la norma che oggi è in pubblica consultazione è il frutto.
Il Responsabile della conservazione non è e non può essere solo un Archivista 2.0 chiuso in un isolamento professionale che non può fare altro che nuocere a lui e alla corretta gestione dei nostri dati.

FONTE: Anorc (Associazione nazionale per operatori e responsabili della conservazione digitale)

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