Riforma delle Pensioni 2018, cosa prevede il piano del Governo?

lentepubblica.it • 21 Settembre 2018

riforma-pensioni-2018-cosa-prevedeRiforma Pensioni 2018, cosa prevede? Ecco i capitoli allo studio del Governo e quali potrebbero essere gli scenari futuri.


Inizia il conto alla rovescia per la presentazione della Legge di Bilancio. Dopo la nota di aggiornamento al Def l’esecutivo dovrà indicare come e in che termini realizzare la flessibilità in uscita.

 

L’esecutivo studia il capitolo previdenza da portare all’interno della prossima legge di bilancio. Massimo Bitonci e Claudio Durigon, presieduta dal vicepremier, Matteo Salvini, ha partorito un dossier con le principali proposte economiche, in vista della manovra del governo, che il Carroccio presenterà oggi nel corso di un vertice con il premier, Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Il Governo punta all’introduzione della cosiddetta Quota 100 a partire da 62 anni di età e 38 di contributi in favore dei lavoratori assicurati presso l’Inps con l’obiettivo di smontare – almeno in parte la Legge Fornero – dal prossimo anno.

 

«Sarà realizzabile in modo efficace e ragionevole spiega una nota della Lega – con oneri sopportabili per la finanza pubblica. Sarà realizzata con misure di buon senso, compresa la pace contributiva nell’ottica di favorire l’aumento volontario della contribuzione da parte dei lavoratori». Allo studio, spiegano i tecnici al lavoro sul pacchetto complessivo di misure da presentare per la manovra, ci sarebbero anche strumenti che consentano di coprire buchi contributivi dal 1996 in poi, ad esempio per gli autonomi o per recuperare gli anni universitari. Un modo per «favorire l’aumento volontario della contribuzione da parte dei lavoratori». Complessivamente il pacchetto sulla quota 100 potrebbe costare dai 7 agli 8 miliardi di euro ma i tecnici stanno lavorando per abbattere ulteriormente la cifra con il coinvolgimento dei fondi settoriali nella gestione degli anticipi. Sul punto Salvini è prudente. «Se riusciremo a mandare in pensione l’anno prossimo tre-quattrocentomila italiani – ha detto ai suoi – penso che avremo fatto un buono lavoro».

 

Ancora in corso di approfondimento se la misura potrà essere abbinata, sin da subito, al canale di uscita a 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età anagrafica, misura attesa soprattutto dai precoci. Altri dossier sul tavolo è la possibilità di una estensione del regime sperimentale donna (esaurito lo scorso 31 dicembre 2015) e una nona salvaguardia pensionistica per chiudere definitivamente il capitolo esodati. “Rispetteremo il contratto” ha tuonato ieri il Ministro del Lavoro, Luigi di Maio a chi gli chiedeva lumi circa i punti che saranno contenuti all’interno della legge di bilancio. Il M5S chiede in particolare di finanziare le pensioni di cittadinanza a 780 euro al mese anche utilizzando i risparmi maturati dal taglio agli assegni d’oro, superiori a 4.500 euro netti al mese, seguendo il disegno di legge D’Uva-Molinari, presentato questa settimana alla Camera dei Deputati. Due provvedimenti sui quali l’alleato leghista sembra però andarci con i piedi di piombo.

 

Di Maio: non si sfora il 3%

 

«Queste sono le 3 priorità: flat tax, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero. Le metteremo nella legge di Bilancio: sì», ha detto Di Maio. «Gli italiani – ha aggiunto – ci chiedono di superare la legge Fornero, abbassare la tassazione che è diventata insostenibile e di reinserire lavorativamente chi ha perso il lavoro o non lo ha mai avuto». «Ci sono 2 cose che posso assicurare fin da adesso: che non si toccano i diritti essenziali dei cittadini e che non si sfora il 3%», ha sottolineato il ministro assicurando anche che non ci saranno tagli alla sanità. Di Maio ha escluso l’ipotesi «di sforare il deficit al punto da mandare fuori giri i conti dello stato». Sono «questioni che non esistono e mi sento di poter rassicurare».

 

Sul capitolo fiscale l’esecutivo intende attuare la Flat tax sulle aziende al 15%: vale per i regimi dei minimi fino a 65 mila euro e poi per tutto il sistema imprese Ires al 15% in caso di reinvestimento, assunzioni, aumenti di capitale, in modo da favorire lo sviluppo e gli investimenti privati in misura strutturale mentre con il regime dei minimi, secondo i ragionamenti dei collaboratori di Salvini, si semplifica la vita a una miriade di piccoli imprenditori e si invogliano anche i giovani ad aprire partita Iva. Ci dovrebbero essere anche misure per la pace fiscale, un insieme di interventi per consentire a un largo numero di imprenditori di risolvere pendenze con il fisco. Molto meno sul fronte fiscale per famiglie e pensionati.

 

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di Eleonora Accorsi
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