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Riforma Pensioni 2019: gli emendamenti al Senato

lentepubblica.it • 17 Dicembre 2018

riforma-pensioni-2019-emendamenti-senatoRiforma Pensioni 2019: gli emendamenti al Senato, presentati in Commissione Bilancio. Un quadro delle modifiche che potrebbero essere apportate.


Fioccano i primi emendamenti alla manovra sul capitolo pensioni. In attesa del progetto del Governo sulla quota 100  un emendamento alla manovra depositato in commissione Bilancio al Senato, che ha come primo firmatario il capogruppo M5s a Palazzo Madama Stefano Patuanelli, prevede l’introduzione di tagli crescenti in base all’entità dell’assegno: la riduzione sarà del 10% per le pensioni da 90mila a 130mila euro lordi, del 20% dai 130mila fino ai 200mila euro, del 25% tra 200mila e 350mila euro, del 30% da 350mila a 500mila euro e del 40% per gli assegni oltre i 500mila euro.

 

Esonerati i trattamenti interamente liquidati con il sistema contributivo, gli assegni di invalidità, ai superstiti e alle vittime del terrorismo. L’intervento interesserà un arco temporale di cinque anni. Inoltre per garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie di soggetti inoltre viene istituito un fondo apposito presso l’Inps. La proposta di modifica include nella platea gli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale.

 

Arriva anche la proposta della Lega di ridurre le tasse per cinque anni per i pensionati, anche italiani, residenti all’estero che decidono di trasferirsi al Sud Italia. A chi deciderà di trasferire la residenza nei comuni con popolazione inferiore ai 20mila abitanti di Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Molise, la Lega propone l’applicazione di una flat tax, un’aliquota forfettaria ridotta al 7%.

 

Lavoro di cura Familiare

 

Un’altra modifica propone di riconoscere il lavoro di cura familiare ai fini previdenziali. Un emendamento alla manovra depositato dalla Lega in commissione Bilancio al Senato. In base alla proposta di modifica viene riconosciuto “per i trattamenti pensionistici delle madri lavoratrici, dipendenti o autonome che, alla data di entrata in vigore della presente legge, presentano il requisito anagrafico di cinquanta anni di età e un’anzianità contributiva minima pari a venti anni è riconosciuto, a partire dal terzo figlio, un periodo di tre anni di accredito figurativo per lavoro di cura, educazione e crescita di ogni figlio, nato vivo o adottato, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 25 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.

 

Altri ordini del giorno

 

Durante i lavori della Commissione Bilancio sono stati approvati anche alcuni ordini del giorno con il parere positivo del Governo. Uno, in particolare, impegna il Governo “ad adottare, per quanto di propria competenza, e previo un approfondito confronto con l’INPS, urgenti e circostanziate misure per la salvaguardia definitiva dei lavoratori che, pure a parità di condizione sostanziale con chi ne ha già beneficiato, ancora risultano esclusi dalle procedure per l’accesso al trattamento pensionistico con le regole previgenti la riforma introdotta dal citato decreto-legge n. 201 del 2011.”

 

Un altro impegna l’esecutivo “a valutare l’opportunità di adottare, nell’ambito degli annunciati interventi in materia previdenziale, specifiche misure volte ad assicurare condizioni minime per i futuri trattamenti pensionistici dei giovani lavoratori che dovessero trovarsi con carriere lavorative discontinue e importi pensionistici inferiori a 1,5 volte il trattamento minimo INPS”.

 

Un altro OdG impegna l’esecutivo “a valutare la possibilità di adottare, nelle more dell’entrata in vigore delle annunciate misure di nuova flessibilità dell’età pensionabile, le opportune disposizioni che consentano alle migliaia di lavoratori tutelati dall’APE sociale di poter continuare ad avvalersi di tale istituto; nonchè a definire le nuove disposizioni pensionistiche assicurando che il nuovo regime ricomprenda le attuali forme di tutela che vengono riconosciute alle categorie di lavoratori presi in considerazione dalle norme che hanno introdotte l’APE sociale.

 

Un quarto OdG chiede la proroga dell’opzione donna e, infine, l’ultimo impegna il Governo “a valutare l’opportunità di adoperarsi, sin dal primo provvedimento utile, al fine di adeguare la disciplina legislativa in materia di computo delle prestazioni lavorative svolte con contratto di lavoro parziale verticale in modo da consentire a tali lavoratori di ottenere il riconoscimento della copertura contributiva per l’intero anno solare e, conseguentemente, di non essere penalizzati in materia di maturazione dell’anzianità contributiva utile per l’accesso al trattamento pensionistico”.

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di Bernardo Diaz
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