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Riforma Pubblico Impiego: cancellati posto fisso e scatti di anzianità?

lentepubblica.it • 26 Luglio 2016

debiti pubblica amministrazioneLa riforma del pubblico impiego potrebbe segnare la fine del “posto fisso”. La bozza del nuovo testo unico sul pubblico impiego cancella due incrollabili certezze dei dipendenti statali: il posto fisso e l’aumento automatico dello stipendio con gli scatti di anzianità.

 

Il documento, che appartiene ad un pezzo della legge delega sulla riforma della P.A., prevede che ogni anno tutte le amministrazioni comunichino al ministero le “eccedenze di personale” rispetto alle “esigenze funzionali o alla situazione finanziaria”: in pratica i dipendenti in esubero possono essere trasferiti in un altro ufficio, purché questo si trovi a 50 chilometri da quello di provenienza, con la mobilità obbligatoria.

 

In alternativa, le ‘eccedenze’ possono essere messe in ‘disponibilità’, ossia non lavorano e percepiscono l’80% dello stipendio, compresi i contributi per la pensione. Se entro due anni non trovano un’altra occupazione, anche accettando un inquadramento più basso, con conseguente taglio dello stipendi, si viene licenziati.

 

Si ragiona, inoltre, su aumenti graduali in funzione del reddito annuo percepito. Restano infatti magre le risorse per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici almeno per il 2016.

 

Si dovrebbe individuare un meccanismo progressivo, per concentrare gli aumenti sulle fasce di reddito più basse e diluirle su quelle più alte. Un punto di partenza in attesa che il Governo metta a disposizione ulteriori risorse per adeguare gli stipendi a tutti i tre milioni di dipendenti pubblici. L’asticella oltre la quale scatterebbero adeguamenti inferiori potrebbe essere fissata a 26 mila euro di reddito annuo: chi percepisce stipendi superiori avrà adeguamenti sostanzialmente più bassi fino progressivamente a scomparire per le retribuzioni più elevate.

 

La fine del posto fisso arriva alla pagina 72 del decreto elaborato dai tecnici del governo, la norma attuativa più attesa fra quelle legate alla riforma della pubblica amministrazione approvata un anno fa. Ogni anno, dice il documento, tutte le amministrazioni devono comunicare al ministero le «eccedenze di personale» rispetto alle «esigenze funzionali o alla situazione finanziaria». Detto brutalmente, i dipendenti che non servono o che la situazione di bilancio non consente di tenere in carico. Le «eccedenze» possono essere subito spostate in un altro ufficio, nel raggio di 50 chilometri da quello di provenienza con la mobilità obbligatoria.

 

Un meccanismo in parte similare a quello illustrato sopra, previsto dalla bozza del nuovo testo unico sul pubblico impiego, a livello teorico esiste già. Tuttavia, ad oggi, gli uffici che mancano di comunicare le eccedenze non rischiano nulla, per cui nessuno le precisa. Grazie alle nuove disposizioni, invece, dovrebbe scattare lo stop alle assunzioni con conseguente procedimento disciplinare per il dirigente.

 

Nonostante gli scatti di anzianità siano già stati congelati per lungo tempo, con le regole del nuovo testo unico vengono, però, eliminati per sempre. Tutti i dipendenti pubblici, infatti, saranno valutati annualmente dai rispettivi dirigenti per il lavoro svolto.

 

Saranno, poi, queste stesse valutazioni ad incidere sull’assegnazione o meno di un aumento retributivo, variabile a seconda delle risorse a disposizione, che potrà andare a non più del 20% dei dipendenti per ciascuna amministrazione.

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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