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Rinnovo Contratti Statali, quali criticità per gli Enti Locali?

lentepubblica.it • 16 Gennaio 2018

impegno finanziario contrattoContratti Statali, ancora intoppi sulla strada per il rinnovo? Quali criticità devono risolvere gli enti locali per sostenere gli oneri contrattuali per il proprio personale?


 

Rinnovo Contratti Statali, quali criticità per gli Enti Locali? Si sta valutando il capitolo delle risorse disponibili per i rinnovi. Dopo l’intesa tra Aran e i sindacati di Cgil, Cisl, Uil, Confsal (Usb, Cgs e Cisal non hanno siglato) per i dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici (in tutto circa 247 mila persone) questo contratto è destinato a fare da apripista per gli altri comparti.

 

Per gli Enti Locali però fare la quadratura del cerchio potrebbe portare altri imprevisti sulla strada del rinnovo.

 

Gli enti già dispongono di tutti gli elementi necessari per effettuare il calcolo. Sulla base delle informazioni contenute nel Dpcm 27 febbraio 2017 e della legge di stabilità 2018 (che stanzia le risorse necessarie a onorare l’impegno assunto tra Governo e sindacati a novembre 2016 sugli 85 euro medi mensili), occorrerà calcolare, sul monte salari 2015 (al netto della indennità di vacanza contrattuale e maggiorato di oneri riflessi) le seguenti percentuali:

 

• 0,36% per il 2016;
• 1,09% per il 2017;
• 3,48% a decorrere dall’esercizio 2018.

 

Gli importi così ottenuti rappresentano la spesa lorda a carico dei bilanci locali, anch’essa comprensiva di oneri riflessi.

 

Per il 2016 e il 2017 gli enti avrebbero già dovuto accantonare nel rendiconto 2016 e nel bilancio 2017 le relative somme, che confluiranno tutte nel risultato di amministrazione 2017, tra i fondi accantonati, per poi essere applicate al bilancio come avanzo, al fine di finanziare gli arretrati contrattuali che dovranno essere erogati entro 30 giorni dalla definitiva sottoscrizione del contratto. Chi non avesse provveduto nel rendiconto 2016 o nel bilancio 2017 a disporre tali accantonamenti, potrà comunque rimediare con il rendiconto 2017, mettendo da parte tra i fondi accantonati la somma necessaria. Chi invece avesse accantonato di più del necessario (dato che per il 2016 e 2017 le somme che verranno riconosciute saranno poco più che simboliche), con il rendiconto 2017 dovrà liberare le eccedenze, che non potranno essere utilizzate per gli oneri di competenza del 2018.

 

I problemi sulle somme accantonate potrebbero portare al seguente scenario:  anche se gli enti hanno prudentemente accantonato, potrebbero incontrare problemi per utilizzare i loro risparmi per finanziare la spesa complessiva del rinnovo contrattuale.

 

Risolte queste criticità si potrà avere la strada spianata per il rinnovo contrattuale e gli aumenti stipendiali.

 

Sulla base del primo accordo gli aumenti sullo stipendio base vanno dai 63 ai 117 euro mensili lordi a regime. A questi incrementi va aggiunto l’assegno per i livelli più bassi, che oscilla tra i 21 e 25 euro (valido per dieci mensilità) e una maggiorazione per le amministrazioni più «ricche» da caricare sul salario accessorio. Gli aumenti per il 2018 scatteranno da marzo.

 

 

 

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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