Rinvio Anticipo TFS Dipendenti Pubblici 2019 a fine anno? La situazione

lentepubblica.it • 27 Agosto 2019

rinvio-anticipo-tfs-dipendenti-pubblici-2019Rinvio Anticipo TFS Dipendenti Pubblici 2019 a fine anno? Ecco la situazione nell’attuale scenario di crisi governativa. Scopriamone di più.


Rinvio Anticipo TFS Dipendenti Pubblici 2019? Con la crisi di governo, lo sblocco dell’anticipo del trattamento di fine servizio per i dipendenti statali potrebbe arrivare a fine anno o, direttamente, restare lettera morta. E la cosa può avere non poche ripercussioni sui circa 170.000 dipendenti pubblici in uscita quest’anno. Attraverso l’anticipo pensionistico o le regole ordinarie della Fornero e sugli altri 60.000 andati in quiescenza lo scorso anno.

Rinvio Anticipo TFS Dipendenti Pubblici 2019?

L’esecutivo appena dimessosi aveva previsto per i dipendenti pubblici la possibilità di ottenere in tempi più brevi, rispetto quelli ordinari previsti dalla legge, un anticipo del TFS fino a 45 mila euro. Un provvedimento inserito nel Decreto che ha portato agli italiani Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza. Tale possibilità resa ora possibile grazie alla convenzione stipulata con le banche. Per l’erogazione di prestiti bancari a tassi calmierati (circa il 2,5%) a valere sul credito del TFS maturato.

Il regolamento, in realtà, è stato già scritto circa 3 mesi fa. E prevede, ad esempio, che l’erogazione dell’anticipo sia effettuata entro 75 giorni dalla presentazione della domanda.

Il blocco si ha avuto quando il Garante della privacy e l’Antitrust hanno rinviato a Palazzo Vidoni e al ministro della Funzione Pubblica, il provvedimento, per apportare alcune modifiche.

Tuttavia al Mef hanno una posizione diversa su come regolare il fondo da 75 milioni da costituire all’Inps, per pagare ai lavori in uscita gli interessi sul prestito calmierato. Tanto da chiedere un’ulteriore relazione tecnica sull’utilizzo del fondo.

E da qui, complice il Governo attualmente da (ri)fare le lungaggini. Infatti, il regolamento, una volta trovato l’accordo, dovrebbe essere poi inviato al Consiglio di Stato per l’ultimo parere e alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità.

Solo allora – e potrebbero passare altri due o tre mesi (o più), Governo nuovo permettendo – non ci sarebbero più ostacoli alla firma del ministro.

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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