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Il parere della Corte dei Conti sul volontariato nelle PA

lentepubblica.it • 14 Luglio 2015

pubblica amministrazioneRecentemente la Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia – ha espresso un parere in risposta al quesito di un Comune sulla possibilità di avvalersi di volontariato prestato da soggetti a titolo individuale e sull’eventualità di dotare gli stessi di una copertura assicurativa contro infortuni e malattie connesse allo svolgimento dell’attività e per la responsabilità civile.

 

La Corte dei Conti precisa preliminarmente che bisogna evitare l’instaurazione surrettizia di forme di lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione non disciplinate dalla legge, anche a titolo precario, interinale e occasionale, il cui accesso è presidiato dalla previsione generale del concorso pubblico, come stabilito dall’art. 97 della Costituzione.

 

Inoltre, di norma, il rapporto di lavoro subordinato riveste un carattere necessariamente oneroso, anche come stabilito dalla Carta Costituzionale all’art.36.

 

Eccezionalmente, però, possono esistere rapporti di lavoro privi del carattere oneroso, ma solo se previsti espressamente dalla legge.

 

Infatti, la Legge n. 266/1991 ha introdotto nel nostro ordinamento la figura soggettiva delle organizzazioni di volontariato, aventi finalità di carattere sociale, civile e culturale. Sul punto, la Corte dei Conti lombarda non manca di evidenziare che i soggetti aderenti all’organizzazione di volontariato “devono prestare la propria opera in modo personale, spontaneo e gratuito, senza scopo di lucro neppure indiretto, ed esclusivamente per fini di solidarietà”.

 

In argomento, occorre considerare che l’art. 7 della Legge citata prevede che lo Stato, le regioni, le province autonome, gli enti locali e gli altri enti pubblici possano avvalersi di forme di lavoro volontario previa stipula di apposite Convenzioni con le organizzazioni di volontariato iscritte da almeno sei mesi nei Registri – disciplinati all’art. 6 – iscrizione che è, appunto condizione necessaria non solo per accedere ai contributi pubblici, ma anche per stipulare le convenzioni con le amministrazioni statali, regionali e locali e gli enti pubblici.

 

Con specifico riferimento alle necessarie coperture assicurative, anche per i soggetti che non prestano il loro lavoro a titolo oneroso, bensì gratuitamente attraverso organizzazioni di volontariato, la Corte dei Conti ricorda che l’art. 4 della Legge n. 266/1991 stabilisce espressamente che gli aderenti alle organizzazioni di volontariato devono essere assicurati contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività stessa, nonché per la responsabilità civile verso i terzi. L’esistenza di tale copertura assicurativa, in effetti, risulta requisito imprescindibile per l’iscrizione nei Registri e, dunque, anche per la stipula delle Convenzioni con enti pubblici e amministrazioni statali, regionali e locali.

 

Pertanto, la Corte dei Conti lombarda ha sottolineato che è consentito all’ente locale di avvalersi di lavoro prestato gratuitamente in regime di volontariato solo nei limiti descritti, ossia, riassumendo, previa stipula di una Convenzione fra ente pubblico e organizzazione di volontariato – iscritta da almeno 6 mesi nei Registri di cui all’art. 6 della Legge 266/1991 – e facendosi carico delle coperture assicurative a favore dei volontari, atteso che il comma 3 del menzionato art. 7 prevede espressamente che questi oneri siano a carico dell’ente con il quale viene stipulata la convenzione.

 

Tenuto conto di queste inequivocabili osservazioni della Corte dei Conti della Lombardia, non si possono non sollevare forti perplessità circa l’inquadramento giuridico di alcune forme di “volontariato”, recentemente assurte agli onori della cronaca, relative alla promozione di forme di assistenza presso le pubbliche amministrazioni italiane per favorire la diffusione delle buone pratiche digitali

Fonte: Agenda Digitale (www.agendadigitale.eu) - articolo di Enrica Maio e Sarah Ungaro
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