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Amianto nelle Scuole: una mappatura per i rischi

lentepubblica.it • 25 Febbraio 2016

amianto nelle scuoleLa ricerca, realizzata dall’Inail in collaborazione con l’Iss e il Cra, ha rilevato la presenza di materiali contenenti asbesto nel 15% delle 1.451 sedi didattiche che hanno partecipato attivamente all’iniziativa. Per minimizzare i rischi necessario un piano di controllo e manutenzione.

 

È disponibile online, sul sito dell’Inail, la pubblicazione “Progetto di mappatura dell’amianto nelle scuole. La presenza dei materiali contenenti amianto nelle scuole della Regione Lazio”. Su un totale di 3.762 sedi didattiche, sono 1.451 – pari a circa il 40% – quelle che hanno partecipato attivamente all’iniziativa, che ha permesso di rilevare la presenza di materiali contenenti amianto nel 15% dei casi.

 

“I dirigenti invitati a compilare una scheda informativa”. La ricerca, iniziata nel giugno 2012 e conclusa nei primi mesi del 2015, è stata coordinata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) e dalla Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) dell’Inail, in collaborazione con il Centro di riferimento regionale amianto (Cra) della Regione Lazio (Ausl Viterbo) e l’Istituto superiore di sanità (Iss). Nella prima fase sono stati contattati i dirigenti scolastici di 1.990 istituti comprensivi statali, comunali e paritari, corrispondenti a un totale di 3.762 sedi didattiche perché ogni istituto comprende più plessi. “I dirigenti – spiega Antonella Campopiano, coordinatrice scientifica del progetto – sono stati invitati a compilare una scheda informativa, accessibile online sul sito del Cra del Lazio, previa autenticazione con credenziali univoche di accesso per ogni istituto”.

 

Il gruppo di lavoro ha effettuato 233 sopralluoghi. “La difficoltà a identificare e raggiungere gli interlocutori giusti in ambito scolastico – sottolinea Campopiano – è stata la prima criticità, soprattutto per quanto riguarda le scuole comunali. Laddove non si era ancora proceduto a un’attenta ricognizione e valutazione dei materiali sospetti, per tutta la durata del progetto il gruppo di lavoro ha fornito ai dirigenti scolastici che hanno aderito all’iniziativa l’assistenza e il supporto tecnico necessari”. I dirigenti di 233 scuole, in particolare, hanno richiesto un sopralluogo del gruppo di lavoro, che ha rilevato la presenza di materiali contenenti amianto in 167 edifici.

 

Smaltiti retini e guarnizioni trovati nei laboratori. “La tipologia più diffusa negli edifici scolastici – aggiunge la coordinatrice scientifica – è risultata essere quella dei componenti di amianto in matrice compatta, spesso confinati in locali non accessibili al personale e agli studenti. I materiali più frequenti, come era da attendersi, sono risultati i cassoni idrici, le tubazioni e lastre di coperture in cemento-amianto in alcuni locali”. Dal controllo effettuato sul database delle scuole statali è emerso che 207 edifici presentavano amianto in matrice compatta. Nei laboratori di nove istituti, inoltre, sono stati trovati retini spargi fiamma e guarnizioni di piccoli forni costituiti da amianto in matrice friabile, che il gruppo di lavoro ha provveduto a smaltire.

 

“Il materiale può essere friabile o compatto”. “Con l’espressione ‘materiale friabile’ si fa riferimento all’amianto che può essere sbriciolato o ridotto in polvere con la sola pressione della mano – precisa Campopiano – mentre il ‘materiale compatto’ è l’amianto che può essere sbriciolato o ridotto in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici. Tutti i ricoprimenti a spruzzo, per esempio, sono classificati come materiali a elevata friabilità, ma non sono stati trovati in nessuno degli edifici controllati. Al contrario, prodotti come il cemento-amianto delle coperture ondulate o dei comignoli e come il vinil-amianto sono materiali compatti. L’amianto, in questi casi, è ben inglobato nella matrice cementizia o vinilica, che difficilmente rilasciano fibre nell’ambiente”.

 

“Attenzione alle piastrelle viniliche”. “Merita un approfondimento – spiega la ricercatrice – la diffusa presenza nelle scuole di pavimenti realizzati con piastrelle viniliche contenenti fibre di amianto, che durante i sopralluoghi spesso sono risultati essere in cattive condizioni o con parti mancanti. Nelle mattonelle viniliche, le fibre sono inglobate nella matrice plastica delle piastrelle e il rilascio nell’aria è molto difficile. Spesso, però, le piastrelle risultano installate con l’utilizzo di collanti contenenti amianto e il problema nasce quando si staccano. In questi casi abbiamo sempre suggerito di restaurare la pavimentazione quanto prima e di confinare il pavimento con le piastrelle mancanti, a meno che i riscontri analitici sulla presenza di amianto risultassero negativi”.

 

“Necessario verificare l’integrità dei materiali”. Anche se la semplice presenza di materiale contenente amianto in un edificio non comporta necessariamente un rischio concreto e immediato per la salute, deve essere comunque predisposto un piano di controllo e manutenzione per minimizzare i rischi, come previsto dal decreto ministeriale del 6 settembre 1994. “Tramite il responsabile del rischio amianto – precisa Campopiano a questo proposito – deve essere garantito il controllo periodico delle condizioni di conservazione e l’integrità dei materiali ancora in uso”.

 

“Per la bonifica completa serviranno almeno 50 anni”. Per Fulvio Cavariani, direttore del Cra della Regione Lazio, “la situazione rilevata negli edifici scolastici è assolutamente analoga a quella degli altri edifici pubblici e privati che risalgono a più di vent’anni fa”. È quindi “sempre più necessario fornire a tutti una corretta informazione, che permetta di convivere in sicurezza con questi materiali ancora installati e assicuri che eventuali interventi siano effettuati con le dovute cautele e nel rispetto delle regole dello smaltimento sicuro per l’ambiente. Purtroppo dai dati regionali sulla mappatura dei materiali contenente amianto risulta che la dismissione completa da questi materiali è ancora lontana e serviranno almeno 50-60 anni di bonifiche per rimuoverli completamente”.

Fonte: INAIL
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