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Chiamata Diretta Docenti: donne in maternità discriminate?

lentepubblica.it • 12 Agosto 2016

violenza donneCom’era prevedibile la chiamata diretta dei docenti dagli ambiti alle scuole sta determinando numerosi casi di discriminazioni e umiliazione, in particolare nelle donne. La chiamata diretta non solo calpesta la costituzione perché cancella la libertà di insegnamento, ma anche perché mette in discussione diritti sociali e civili fondamentali.

 

Il Parlamento intervenga immediatamente per evitare che le scuole si trasformino in aziende, con un mercato senza regole, eliminando libertà e democrazia.

 

Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

 

 

 

C’è anche una lettera, in merito, del PROF. BIAGIO BIANCARDI (Docente Storia e Filosofia Liceo Vittorini/RSU UIL Scuola Napoli) sui rischi della chiamata diretta:

 

Egr. Ministro, la legge 107 introduce la chiamata diretta per i docenti ed è uno degli elementi più controversi della legge, oggetto di raccolta di firme per un referendum abrogativo.

 

Finché si discute accademicamente di queste problematiche, ognuno esprime una propria opinione, ma quando si passa all’applicazione allora dobbiamo avere rispetto per i fatti.

 

Le prime notizie sulla c.d. chiamata diretta sembrano far ritornare l’Italia e le donne al Medio-Evo. Infatti alcuni DS più che guardare il curriculum o il pedigree del docente guardano ad espetti più concreti e prosaici ovvero: garantirsi che questo docente possa lavorare con continuità nella propria scuola.

 

Conseguenza logica di codesto presupposto è che questi DS nella scelta del docente evitano di scegliere donne giovani ancora in età feconda che possono avere maternità e permessi connessi con tale delicatissima funzione. Insomma fanno un terzo grado sulla vita personale e familiare delle professoresse.

 

Che questo pericolo sia reale lo dimostra la denuncia fatta dalla UIL Scuola e Cisl Scuola delle Marche alla SV, e una interrogazione parlamentare a firma di diversi deputati.

 

Già qualche dirigente zelante ha chiesto a delle docenti l’invio di un video. Di questo passo introdurremo un vecchio istituto medioevale lo << Ius primae noctis>>?

 

Lei prima che un ministro è una donna e sicuramente come tante donne che hanno raggiunto importanti traguardi professionali, accademici e politici ha fatto il doppio ed il triplo della fatica per arrivarci, allora perché vuole far fare alle donne italiane un salto all’indietro di mille anni.

 

Cambiare idea non significa ammettere un errore ma semplicemente operare con buon senso. In caso contrario Lei imiterebbe il grande filosofo idealista tedesco Fichte. Egli quando le sue teorie molto raffinate ed astratte venivano smentite dai fatti esclamava impettito <<Peggio per i fatti !>>.

 

Gentile ministro, congeli la c.d. “chiamata diretta” (la scuola non è un Call Center) che già sta facendo impazzire DS e Segreterie e poi, senza fare tanto rumore, la cestini! Farebbe in tal modo un servizio positivo per il governo e per la scuola italiana.

Fonte: Orizzonte Scuola (www.orizzontescuola.it)
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