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Stop ai gruppi di WhatsApp: la decisione sulla scuola del Lazio

lentepubblica.it • 21 Aprile 2022

Gruppi WhatsApp scuola LazioNel Lazio è stata presentata una misura sulla scuola, per vietare i gruppi WhatsApp con professori, studenti e genitori. Vediamo cosa succede.


Gruppi WhatsApp scuola Lazio: con l’avvento di WhatsApp, anche il mondo della scuola è cambiato, soprattutto nella comunicazione coi docenti. Sono sempre di più, infatti, i gruppi sul servizio di messaggeria istantanea che ospitano chat dove sono presenti docenti e studenti, ma anche genitori.

Dal Lazio, però, arriva una proposta per vietare questi gruppi. Vediamo allora nel dettaglio.

Gruppi WhatsApp scuola Lazio: la proposta della regione

Negli ultimi anni, è sempre più frequente vedere chat di WhatsApp che comprendono studenti, docenti e genitori, ma anche amicizie su Facebook tra famiglie e docenti e profili di Instagram e TikTok che sono utilizzati in maniera potenzialmente pericolosa.

Proprio per questo, l’Associazione Nazionale Presidi del Lazio ha deciso di operare una revisione del codice deontologico scolastico, inalterato dal 2012. L’obiettivo, però, è quello di allargare la misura anche fuori dai confini regionale e stabilire delle regole tra tecnologia e ambiente scolastico.

I provvedimenti mireranno soprattutto al comportamento sui social network e le comunicazioni tra scuola e famiglie.

Nel mirino, soprattutto, ci sono le chat su WhatsApp, che non potranno più essere utilizzate dai genitori per tempestare di domande i docenti, ma potranno essere usate solamente in casi di emergenza, come una gita scolastica saltata.

Il presidente dei presidi di Roma, Mario Rusconi, ha detto:

“Vorremmo bandire i gruppi WhatsApp in cui i genitori chiedono perché il figlio ha preso 7 invece di 8 e quei contenuti sui social che ledono l’immagine degli istituti scolastici. La critica va bene, ma non la diffamazione e anche chi mette like a questo tipo di contenuto è ritenuto dalla legge colpevole”.

Gruppi WhatsApp scuola Lazio: la posizione degli studenti

La proposta ha trovato responsi favorevoli, soprattutto all’interno dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, poiché “le comunicazioni devono avere un carattere di ufficialità”, come ha detto il presidente Antonio Giannelli.

Rusconi, inoltre, non esclude la possibilità di presentare il nuovo codice deontologico all’Aran, per inserirlo nei contratti di lavoro nazionali.

Un po’ di malumore, invece, da parte degli studenti. Il nuovo codice viene bocciato dalla Rete degli studenti medi:

“Un parere poco utile e fuori dal tempo. Serve educare alla tecnologia, non disincentivarla”.

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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