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Le iscrizioni scolastiche nel segno dell’incertezza normativa

lentepubblica.it • 12 Gennaio 2015

Da domani le famiglie avranno la possibilità di potersi registrare nella pagina web e di prendere confidenza con il sito internet del Miur creato ad hoc; da giovedì 15 gennaio e per i 30 giorni successivi sarà possibile indicare l’istituto prescelto per il prossimo anno scolastico. Ma i titoli di studio rilasciati dalle scuole potrebbero essere messi in discussione dalla giustizia amministrativa. Negli ultimi anni le cancellazioni e gli accorpamenti degli istituti (derivanti delle Leggi 244/2007, 133/2008, 111/11 e 135/12) hanno introdotto parametri minimi di iscritti spiccatamente elevati: con il risultato che le 12mila sedi scolastiche italiane si sono ridotte alle attuali 8.400, con effetti negativi drastici sulla qualità dell’offerta formativa.Anief ricorda che è davvero grave che non fossero state ripristinate le sedi illegittimamente tagliate, come stabilito più volte dai Tar e pure dalla Consulta.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): sulla vicenda pesa il mancato accordo con le Regioni, reputato indispensabile dalla Legge Carrozza n. 128/13. Siccome quel via libera non è mai arrivato, la norma sugli accorpamenti, introdotta con il comma 5 della Legge 111/11, deve ritenersi di fatto decaduta. Ecco perché poniamo oggi più di qualche dubbio sulla validità dei titoli di studio rilasciati da tante scuole. Se l’Anief diventerà rappresentativo a seguito del rinnovo delle Rsu d’istituto in programma ad inizio marzo, ci batteremo con tutte le nostre forze perché tutto ciò torni nella regolarità.

Prendono il via le iscrizioni telematiche per 1 milione e 600mila alunni: a partire da domani, le famiglie avranno la possibilità di prendere confidenza con il sito internet del Ministero dell’Istruzione dedicato a questa procedura e di potersi registrare nella pagina web. Poi, da giovedì 15 gennaio e per i 30 giorni successivi, sarà possibile indicare l’istituto prescelto per il prossimo anno scolastico. La procedura on line riguarda, ha ricordato il Miur, solo le classi prime della scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado e, per la prima volta, nelle Regioni che hanno aderito, i corsi di istruzione e formazione presso i Centri di formazione professionale regionali. Per la scuola dell’infanzia resta invece in vigore l’iscrizione cartacea. Mentre gli allievi delle scuole paritarie non hanno l’obbligo di aderire alla procedura informatizzata.

Gradi e tipi di scuole a parte, le iscrizioni al 2014/15 si attueranno nell’incertezza del diritto: i titoli di studio rilasciati dalle scuole, infatti, potrebbero essere messi in discussione dalla giustizia amministrativa. Negli ultimi anni le cancellazioni e gli accorpamenti degli istituti (derivanti delle Leggi 244/2007, 133/2008, 111/11 e 135/12) hanno introdotto parametri minimi di iscritti spiccatamente più elevati rispetto al passato: con il risultato che le 12mila sedi scolastiche italiane si sono ridotte alle attuali 8.400, con effetti negativi drastici sulla qualità dell’offerta formativa.

La norma che ha provocato più sparizioni e fusioni di scuole è contenuta nella Legge Tremonti-Gelmini 111/2011, nella parte che ha fissato l’obbligo di fusione degli istituti comprensivi delle scuole dell’infanzia, elementari e medie con meno di “1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

Anief ricorda che è davvero grave che non fossero state ripristinate le sedi scolastiche autonome illegittimamente tagliate o accorpate. Il processo di dimensionamento è stato infatti più volte messo in discussione: da associazioni, sindacati, studenti, famiglie e personale della scuola. Ma anchedalla Corte Costituzionale, attraverso la sentenza 147 del 2012, che ha ritenuto “costituzionalmente illegittimo” proprio l’articolo 19, comma 4, del decreto legge 98 del 2011, poi legge 111/2011, proprio nella parte che fissava l’obbligo di accorpamento in istituti comprensivi e che ha prodotto la cancellazione di 2mila scuole autonome. Con altrettanti dirigenti scolastici e Dsga, oltre che tantissimi docenti e Ata, che hanno perso illegittimamente il posto. E il conseguente influsso negativo sulla didattica, per l’aumento ulteriore del numero di alunni per classe.

Forti perplessità sono state espresse anche dalConsiglio di Stato, con la sentenza n. 2032/2012, che ha chiesto al Miur decreti ad hoc per motivare il 66,5% dei tagli delle scuole autonome avvenuto al Sud e nelle Isole, esattamente dove è più alto il tasso di abbandono dei banchi (il 35% degli studenti non arriva al diploma non arriva alla maturità) e dove quindi servirebbe invece il potenziamento di istituti e organici. Ma a dispetto delle decisioni dei giudici, nell’ultimo biennio abbiamo assistito ad un abbattimento notevole di plessi e scuole autonome: solo nel 2012 sono stati cancellati in maniera illegittima 1.567 circoli didattici, istituti comprensivi e medie.

Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, aveva denunciato l’illegittimità di questo processo: nel settembre 2012 enel gennaio 2013, scrivendo anche di suo pugno ai Governatori. Successivamente, nell’ottobre 2013, il sindacalista ha chiesto modifiche al decreto legge sulla scuola. Ma anche questa richiesta non ha avuto effetti, costringendo così il sindacato – in difesa degli interessi di famiglie e personale docente e Ata – a rivolgersi ai tribunali.

E proprio i tribunali, ad iniziare da quello della Sardegna, lo scorso anno scolastico hanno dato ragione ai ricorrenti, proprio in assenza di risposte coerenti e legittime dei Governatori: il Tar dell’isola, a proposito dei ricorsi presentati dai docenti che hanno perso posto proprio per effetto delle ultime disposizioni di chiusura delle sedi scolastiche sarde, ha infattiannullato il dimensionamento di dieci scuole e gli atti conseguenti. Ripristinando in tal modo la situazione precedente, tanto è vero che sono mutati anchei decreti di assegnazione del personale e i codici meccanografici delle scuole. E costringendo l’Ufficio Scolastico Regionale sardo ha disporre l’annullamento “in corso d’anno, con effetto immediato”, della mobilità coatta del personale perdente posto a seguito del dimensionamento attuato nel 2012/13.

Come se tutto questo non bastasse, sulla cancellazione delle autonomie scolastiche pesa non poco il mancato accordo con le Regioni, invece reputato indispensabile dalla Legge 128/13, approvata durante la gestione. L’Anief ritiene, infatti, che siano stati violati i criteri per l’assegnazione dell’autonomia disposti dal D.P.R. 233/98 oggi ancora in vigore (scuole da 500 a 900 alunni, con deroghe a 400 su territorio per un terzo montano, 300 per territorio montano e piccole isole), proprio per l’accordo mai raggiunto, in sede di Conferenza Stato-Regioni, da cui sarebbero dovuti scaturire i nuovi parametri numerici per la formazione delle scuole autonome.

“Ora proprio in mancanza dell’accordo con le Regioni previsto da quella legge voluta dall’allora Ministro Maria Chiara Carrozza, – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – la norma sugli accorpamenti, introdotta con il comma 5 della Legge 111/11, deve ritenersi di fatto decaduta. Ecco perché il nostro sindacato pone oggi seri dubbi sulla validità dei titoli di studio rilasciati da tante scuole. Se l’Anief diventerà rappresentativo a seguito del rinnovo delle Rsu d’istituto in programma ad inizio marzo – conclude Pacifico – annuncia sin d’ora si impegnerà attivamente e con tutte le sue forze per rivedere i parametri di razionalizzazione degli istituti e degli organici del personale scolastico”.

Per salvaguardare la titolarità di tutto il personale perdente posto, ma anche i diritti degli alunni e delle rispettive famiglie, cui viene negata senza logica la frequenza dell’istituto scolastico prescelto, Anief continua a tenere aperta la possibilità di ricorrere: basta scrivere a dimensionamento@anief.net.

 

 

 

FONTE: ANIEF – Associazione Sindacale Professionale

 

 

 

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