Quando comunicare una gravidanza a Scuola? Le regole

Simone Bellitto • 23 Settembre 2020

quando-comunicare-una-gravidanza-a-scuolaEcco alcune utili indicazioni per le lavoratrici che si trovano di fronte alla trafila burocratica per comunicare il proprio stato di gravidanza.


Quando comunicare una gravidanza a Scuola? Proveremo qui di seguito a tracciare alcune utili linee guida utili sia per i lavoratori del comparto Scuola, sia per i dirigenti scolastici.

Scopriamo dunque quando si può o si deve comunicare una gravidanza a Scuola, quali sono gli step previsti e le responsabilità in capo ai soggetti coinvolti.

Gravidanza sul posto di lavoro

Le più importanti normative, in Italia, che riguardano le donne lavoratrici in stato di gravidanza sono quelle relative:

Ma la legge più importante è senz’altro il Decreto Legislativo 151/2001, denominato ”Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.

All’interno di questo testo sono riunite e coordinate le disposizioni vigenti in materia. Questa legge apporta le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica e sistematica della normativa di tutela della lavoratrice madre.

Gravidanza all’interno di un istituto scolastico

Ovviamente, in questo caso, ci soffermeremo sulle gravidanze che riguardano i lavoratori del comparto scolastico e non quei malaugurati casi che riguardano gli alunni in stato interessante.

In questo periodo di Coronavirus, ovviamente, la comunicazione tempestiva di una gravidanza tra le lavoratrici della Scuola diventa DETERMINANTE per il buon andamento delle attività scolastiche.

Quando comunicare una gravidanza a Scuola? Quando-comunicare-una-gravidanza-a-Scuola-tempistica

Ed eccoci arrivati alla domanda principale del nostro articolo: le indicazioni sul quando e sul come va presentata la comunicazione di gravidanza nell’istituto scolastico.

In genere come consuetudine molti lavoratori tendevano a comunicare lo stato interessante in maniera ufficiale poco prima del periodo di maternità.

Questo poiché il D.lgs. 151/2001 non impone alcun obbligo in capo alla donna in gravidanza di darne comunicazione, salvo un “congruo preavviso”, necessario al datore di datore per trovare un o una sostituta (in questo caso una supplente).

In genere le donne comunicano la gravidanza intorno al quarto mese, anche perché il pancione inizia a farsi evidente.

Ma come abbiamo anticipato in tempo di Covid-19 le cose cambiano leggermente.

Questo infatti potrebbe essere un periodo considerato universalmente come indicativo di “gravidanze a rischio”.

Infatti per tutelare sia la mamma che il bambino si impone l’obbligo (espressamente contenuto nei CCNL di categoria) per la donna di comunicare la gravidanza al datore di lavoro non appena ne viene a conoscenza.

In primo luogo questo le consentirà di essere spostata ad attività meno gravose e faticose, pur mantenendo la stessa retribuzione di prima.

Oltretutto, in alcune tipologie di contratti, se la dipendente scopre di essere incinta deve interrompere completamente l’attività lavorativa.

Ricordiamo che, comunque sia, il periodo di astensione anticipata dal lavoro in caso di gravidanza a rischio (c.d. periodo di interdizione) è regolato dall’art. 17 del D.Lgs. n. 151/2001.

Tale periodo viene equiparato, a tutti gli effetti, ai periodi di astensione obbligatoria e, infatti, viene ricompreso nell’ambito dei “congedi di maternità”.

come-effettuare-comunicazione-gravidanza-a-scuolaCome effettuare la comunicazione?

Dopo aver capito quando comunicare una gravidanza a scuola adesso occorre saperne di più sul come effettuale la comunicazione.

In pratica la comunicazione può avvenire verbalmente o anche in forma scritta, a seconda dell’organizzazione del luogo di lavoro e dell’ufficio del personale.

Ovviamente il consiglio è sempre quello di utilizzare comunque sia il canale scritto o telematico con la propria scuola ed il proprio Dirigente Scolastico.

Alcune lavoratrici, in altri comparti, preferiscono darle un tono ufficiale inviando una raccomandata a/r all’azienda.

In questo caso si può utilizzare un modulo fac-simile (questo che vi alleghiamo è VALIDO SOLO COME ESEMPIO) per comunicare lo stato di gravidanza ufficialmente al proprio Dirigente Scolastico.

ATTENZIONE: per quanto riguarda invece il congedo di maternità esso va richiesto prima dell’inizio della fruizione, producendo comunicazione scritta con apposita modulistica indirizzata al dirigente scolastico della scuola di servizio.

Si dovrà inoltre allegare il certificato medico rilasciato dall’ufficiale sanitario o da un medico di fiducia, dal quale risulti

  • oltre al mese di gestazione e alla data della visita
  • anche la data presunta del parto, la cui indicazione è obbligatoria.

Responsabilità del Dirigente Scolastico

Sapere quando comunicare una gravidanza a Scuola ha effetti non solo sul lavoratore ma anche sul preside.

Infatti al Dirigente spettano determinati accorgimenti volti alla tutela della donna in stato interessante che lavora nel suo plesso di competenza.

Una particolare e specifica attenzione va rivolta alle condizioni di lavoro delle lavoratrici in modo da attuare misure di prevenzione e protezione volte alla loro effettiva tutela, con riguardo all’eventuale caso dello stato di gravidanza: l’obiettivo è quello di eliminare il rischio per la donna. E comunque, di ridurlo, in modo che si possa immediatamente intervenire quando la lavoratrice dovesse informare la Dirigenza del suo nuovo stato.

Le condizioni di rischio

Anche in ambito scolastico, ovviamente, vigono le regole per cui il datore di lavoro (in tal caso il dirigente scolastico) deve vigilare su mansioni che possono presentare situazioni di rischio per la futura madre.

Tra queste condizioni di rischio troviamo:

  • postazione eretta: per più di metà dell’orario di lavoro
  • movimentazione carichi: se l’indice di rischio è uguale o superiore a 0,85
  • agenti biologici: l’agente infettivo che comporta elevato rischio di contagio, soprattutto nella fascia di età 0-3 anni, è il citomegalovirus, per il quale non esiste sicura copertura immunitaria; la trasmissione avviene attraverso urine e saliva. Il virus della varicella costituisce un rischio (nelle prime 20 settimane di gestazione) se la lavoratrice non ha copertura immunitaria
  • utilizzo professionale di mezzi di trasporto: in tutte le situazioni in cui la guida su auto rientra tra le attività proprie della mansione
  • rumore: se il livello di esposizione è uguale o superiore a 80 dB(A);
  • sostanze chimiche: solo in caso in cui il rischio comporti la sorveglianza sanitaria (“rischio non irrilevante per la salute”)
  • videoterminali: l’utilizzo di PC non rappresenta una situazione di incompatibilità ma richiede modifiche delle condizioni e dell’orario di lavoro in relazione alle variazioni posturali legate alla gravidanza che potrebbero favorire l’insorgenza di disturbi dorso lombari (DM Lavoro “Linee guida d’uso dei videoterminali” del 2.10.00).

Procedure da adottare

A seguito di queste valutazioni il Dirigente è chiamato ad attuare determinate procedure in casi specifici.

Seguendo i principi della normativa si possono verificare due situazioni: gravidanza a rischio e lavoro a rischio per la gravidanza.

In caso di GRAVIDANZA A RISCHIO

La lavoratrice con patologia ostetrica dopo aver ottenuto il certificato di malattia dal ginecologo si reca al proprio Distretto Sanitario di Base per la conferma da parte del medico pubblico e quindi inoltra alla ASL la richiesta di astensione anticipata dal lavoro.

In caso di LAVORO A RISCHIO

La lavoratrice comunica lo stato di gravidanza al datore di lavoro il quale (nel suo processo generale di valutazione dei rischi), ha già valutato l’esistenza o meno di un rischio per la salute riproduttiva.

In caso di lavoro pericoloso, procede allo spostamento della lavoratrice ad una mansione non a rischio, dandone comunicazione scritta alla ASL.

Se non è possibile lo spostamento, lo comunica unitamente alla richiesta di astensione anticipata dal lavoro da parte dell’interessata.

Qualora la lavoratrice si presenti direttamente alla ASL, quest’ultima procede a richiedere al datore di lavoro una dichiarazione che attesti la corrispondenza della mansione svolta dalla donna con una delle lavorazioni vietate dalla normativa, la possibilità o meno di spostamento ad una mansione non a rischio.

E con il Covid-19? gravidanza-a-scuola-covid-19

Il rischio causato dall’attuale pandemia spinge ancor di più a SEGUIRE ALLA LETTERA le disposizioni del D. Lgs. 151/01 e della L. 35/2012.

In particolare i Dirigenti sono tenuti ad integrare il documento di valutazione dei rischi con l’analisi e l’identificazione delle operazioni incompatibili, indicando, per ognuna di tali mansioni a rischio, le misure di prevenzione e protezione che intende adottare:

  • modifica delle condizioni di lavoro e/o dell’orario di lavoro;
  • spostamento della lavoratrice ad altra mansione non a rischio;
  • in caso di lavori pregiudizievoli che non prevedono possibilità di spostamento, il datore di lavoro informa la DTL e richiede l’attivazione del procedimento di astensione dal lavoro. La DTL emette un provvedimento d’interdizione o diniego entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione completa.

Rischio Biologico

Segnatamente al rischio biologico, l’art. 267 del D.Lgs. 81/08, definisce:

  1. agente biologico: qualsiasi microrganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni;
  2. microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico;
  3. coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari.

Secondo l’art. 268 gli agenti biologici sono ripartiti nei seguenti quattro gruppi a seconda del rischio di infezione:

  1. agente biologico del gruppo 1: un agente che presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  2. agente biologico del gruppo 2: un agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  3. agente biologico del gruppo 3: un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  4. agente biologico del gruppo 4: un agente biologico che può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

L’orientamento, al momento attuale, non è ancora univoco nell’individuare l’appartenenza del Coronavirus al gruppo 2 (lettera b) o al gruppo 4 (lettera d).

 

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Fonte: articolo di Simone Bellitto
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