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Riforma della Buona Scuola, si chiude entro 90 giorni: dettagli

lentepubblica.it • 5 Marzo 2015

La Buona Scuola del Governo arriverà con un disegno di legge e non più un decreto, ma ci saranno tempi certi: “Novanta giorni. Altrimenti, c’è l’ipotesi di tornare al decreto. Ma per tutta la riforma. Renzi ha detto che non si farà un decreto solo per le assunzioni”: i tempi di attuazione della riforma arrivano da un ministro che con la Scuola non avrebbe competenze dirette: si tratta di quello delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che in un’intervista al Corriere della Sera, pubblicata il 5 marzo, ha commentato l’imminente riforma della scuola.

A dire il vero, novanta giorni per approvare una riforma così importate e complessa appaiono davvero pochi. Soprattutto perché dovrà passare per il vaglio dei due rami del Parlamento, dove vi sono anime e pareri alterni si diversi punti. Come le scuole paritarie. Su cui, non a caso, Lupi si sofferma. “Punti chiave della riforma della scuola? Una reale autonomia scolastica. La priorità data al merito. Gli stages di lavoro per gli studenti. Poi, il superamento di un grande tabù: lo scontro ideologico fra scuola statale e scuola paritaria”, spiega il ministro delle Infrastrutture.

Il ministro conferma gli sgravi fiscali per le famiglie che iscrivono il figlio nelle paritarie.  “Statali e paritarie, in base alla legge varata dal ministro Luigi Berlinguer nel 2000, sono scuole pubbliche, con offerte formative diverse. La nostra riforma – dice – prevede agevolazioni per chi investe nell’educazione”. Lo stesso ex ministro Berlinguer, solo qualche giorno fa aveva difeso quella legge e ribadito i motivi dell’importanza di aiutare le scuole paritarie.

Incalzato dal cronista sul fatto che la Costituzione preveda che sulle private non ci siano oneri per lo Stato, Lupi spiega che “noi aiutiamo le famiglie, non finanziamo le scuole”, spiega Lupi, e “le detrazioni riguardano statali e paritarie, cioè le scuole ‘pubbliche’, anche gestite da un soggetto privato”. La cifra da destinare a questo capitolo “dovrebbe essere attorno ai 60-70 milioni di euro”. Poi tiene a precisare: “ci saranno “controlli” sui ‘diplomifici’.

Decreto legge o disegno di legge, la sostanza non cambia molto, perchè le condizioni poste al Parlamento da Renzi sono pesanti: se il provvedimento non sarà approvato entro la metà di aprile, il Governo sarà costretto ad intervenire con un decreto legge, in modo da garantire almeno le assunzioni dei precari (quante di preciso non è però ancora dato di saperlo).

Ma pensare che si possano concludere i lavori parlamentari nel giro di 40 giorni è pura utopia, anche perchè il disegno di legge è complesso e contiene un’ampia quantità di temi e disposizioni.

Intanto è da escludere che il disegno di legge possa essere unificato con altr progetti che già sono stati depositati in Parlamento o che addirittura hanno già iniziato il proprio percorso (è il caso, per esempio, del LIP, di un ddl targato M5S ma anche del progetto sui servizi per la fascia d’età 0-6 anni di cui è relatrice Francesca Puglisi al Senato).

A questo punto si può azzardare qualche ipotesi: a metà aprile il Parlamento dovrà “gettare la spugna” e il Governo approverà subito un decreto legge per le assunzioni, ma a questo punto limitate alla copertura dei posti vacanti e disponibili o poco più (già si parla di 50mila assunzioni, in pratica poco più del turn-over effettivo).

Tutto il resto del ddl continuerà il suo percorso parlamentare che potrebbe a sua volta durare diversi mesi; conclusione: organico funzionale e quant’altro entreranno in vigore a partire da settembre 2016.

Resterebbe il nodo delle regole contrattuali da applicare ai nuovi assunti. Soluzione possibile, da estnedere anche al personale già in servizio: stipendio legato in parte all’anzianità (30%) e in parte al merito (70%). La soluzione dovrebbe però essere recepita da un contratto Aran-sindacati da sottoscrversi entro il 31 luglio (questa disposizione è contenuta nella bozza di decreto che sta circolando in rete). Se non si firma il contratto, il Governo è autorizzato ad intervenire in modo unilaterale.

 

 

 

 

FONTE: Tecnica della Scuola – Link 1 (www.tecnicadellascuola.it – Link 2)

AUTORI: Alessandro Giuliani e Reginaldo Palermo

 

 

 

 

 

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