In Veneto licenziate 500 maestre: le motivazioni e l’allarme dei Sindacati

lentepubblica.it • 27 Agosto 2019

veneto-licenziate-500-maestreIn Veneto licenziate 500 maestre: ecco i motivi del loro allontanamento. I sindacati lanciano l’allarme: a rischio migliaia di altri posti.


Licenziate alla vigilia del nuovo anno scolastico. È la cattiva “sorpresa” estiva recapitata a 500 maestre del Veneto, assunte a tempo indeterminato nelle scuole dell’infanzia e primaria.

Ma quali sono le cause di tutto questo?

Veneto licenziate 500 maestre: le motivazioni

La causa è data dal fatto che è stata applicata la sentenza del Consiglio di Stato sulle diplomate magistrali ante 2001-2002. Il cui titolo di studio non è più considerato sufficiente per accedere al ruolo e nemmeno per essere inserite nelle graduatorie a esaurimento.

Ricordiamo inoltre che in Veneto, a partire dal 1° settembre 2019 potrebbero mancare nelle scuole di ogni ordine e grado poco più di 7.800 insegnanti, tra questi 2.284 sul sostegno.

Le province più in difficoltà saranno Treviso e Venezia, dove mancano rispettivamente 1.012 e 1.155 insegnanti ordinari e 282 e 440 insegnanti di sostegno. Ma i posti vuoti in cattedra si fanno sentire anche a Verona (1.404 cattedre scoperte) e Vicenza (1.508, con il record di 547 vacanze nel sostegno).

Questo perchè Veneto in totale sono settemila le maestre senza laurea, che da anni insegnano nelle scuole primarie e dell’infanzia, chiamate di volta in volta per svolgere supplenze e coprire buchi di organico.

Che ora rischiano tutte di perdere il posto per colpa dell’attuazione della Sentenza del Consiglio di Stato. E ora che i giudici si sono pronunciati, le prime lettere di licenziamento sono già arrivate, come abbiamo detto sopra.

A rilanciare ancora in modo più altisonante l’allarme è il sindacato ANIEF:

«A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico entra nel vivo la caccia al supplente. Sarà una vera impresa, perché si tratterà di sistemare almeno la metà delle 53.627 nomine a tempo indeterminato andate deserte». 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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