Julian Assange, l’ultimo dei giornalisti?

lentepubblica.it • 6 Settembre 2020

julian-assangeJulian Assange è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Londra, accusato dai potenti del mondo e sottoposto ad un processo farsa, senza avere la possibilità di difendersi come chiunque in qualsiasi processo, che abbia fatto anche una strage, ma che non si sia messo contro il potere costituito.

Un processo dove i giudici sono scelti ad hoc, come il giudice Emma Arbuthnot, moglie e madre di personaggi coinvolti completamente nei servizi segreti inglesi con ottimi rapporti con la CIA e le varie aziende di sicurezza e di armi mondiali.

Un processo dove è concesso massimo dieci minuti alla difesa per replicare a tutto quello che viene supposto dall’accusa e che quindi alla difesa non glie dato il tempo di poter replicare a tutte le accuse che gli vengono mosse.

L’accanimento contro Julian Assange

Messo in isolamento, sottoposto a pressioni e torture sia fisiche che psichiche e con accuse false, con tutto il mondo del giornalismo consapevole di come sono state create, alcune mosse solo nelle ultime settimane senza dare la possibilità a Julian Assange di poter parlare con i suoi legali per poter organizzare la difesa.

Gli hanno bloccato addirittura i tasti del computer in modo che possa solo leggere le circa 100.000 pagine di accuse, senza poterle neanche ordinare. Un abuso che dovrebbe far reagi re il mondo intero, per un processo ad un giornalista che ha rivelato crimini di guerra e che dovrebbe meritare il Pulizer, mentre invece sta in carcere con il silenzio del main stream mondiale.

Una dimostrazione che si vuole dare al tutto il giornalismo mondiale, senza neanche nasconderlo, anzi proprio Leon Panetta ex Direttore della CIA, ha affermato che questo deve essere da monito e quindi una minaccia diretta a quello che potrebbe accadere a chiunque pensi di poter fare giornalismo d’inchiesta come Julian Assange.

Si sa anche che in caso di estradizione richiesta dagli Stati Uniti dovrebbe scontare in America 175 anni di carcere e lo metterebbero in un carcere di massima sicurezza a Florens in Colorado, che viene considerato un buco nero, dove praticamente i carcerati ad un certo punto spariscono del tutto.Ma di cosa è accusato Assange?

Le accuse e le pubblicazioni

E’ accusato di spionaggio, perché come giornalista d’inchiesta ha documentato crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in diversi paesi come in Iraq ed Afghanistan.

Tra le altre cose pubblica nel 2016 un carteggio di Hillary Clinton, i documenti più compromettenti, che svelano le vere ragioni della guerra alla Libia, da dove si evince la corrispondenza tra Hillary Clinton e l’allora presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, che organizzano l’intervento in Libia contro Gheddafi, perché lo stesso voleva usare le sue riserve auree per fare una moneta indipendente in Africa che avrebbe danneggiato il dollaro e il franco africano francese, quello stesso franco francese che tiene sotto scacco vari paesi africani.

Altra cosa scandalosa è l’attacco di un elicottero americano contro civili e giornalisti in Iraq, un attacco comandato e premeditato contro persone inermi, un vero eccidio e crimine di guerra.

Assange ha la colpa di aver creato una crepa nel sistema mediatico controllato, quindi viene processato dal potere occulto, quello che prepara le trame e le guerre, quello che ci priva delle libertà fondamentali adottando strategie di ingegneria sociale e quando tutto manca organizza omicidi o guerre.

Un processo al giornalismo libero

Non si sta facendo quindi un processo ad Assange, ma a tutto il giornalismo libero.

Si discute a Londra un processo, dove non c’è accesso neanche alle udienze, senza nessuna remora da parte del sistema giudiziario inglese di apparire criminale, cercando forse anche di dare una mano all’establishment americano rappresentato dall’ex amministrazione Obama a cui non piacerebbe magari un processo in America.

Meglio farlo condannare in Inghilterra e poi estradarlo o magari non arrivare ad un processo definitivo e arrivare alla morte di Assange in quanto debilitato e stressato, e dopo aver fatto tutto per salvarlo purtroppo non ce l’avrà fatta.

Qui si gioca la libertà di tutti e non solo quella di Assange nel silenzio generale, con un back-out completo delle televisioni, delle associazioni dei diritti umani, senza nessun politico che prende una posizione, con un silenzio assordante anche di Papa Francesco, nonostante abbia avuto anche una lettera di Lula ex Presidente del Brasile, per un suo intervento in merito.

Una delle rinnovate vergogne della chiesa cattolica, che si conferma con i suoi silenzi la fogna della religione.Il silenzio è la più grande complicità per instaurare un precedente internazionale, dove significa accettare che svelare una verità su un crimine commesso dai potentati, significa essere processato per spionaggio.

Per cui, il crimine diventa la verità, mentre i crimini di guerra vengono salvaguardati, tanto che nessuno ad oggi ha stigmatizzato quanto è stato svelato da Julian Assange.

Nessuno si azzarda neanche ad andare da Obama, da Hillary Clinton o da Sarkozy a chiedere conto della responsabilità che hanno sull’avere attivato una guerra senza fine in Libia o avere ucciso degli innocenti in Iraq. Con la condanna di Julian Assange, forse l’ultimo eroe del giornalismo mondiale, che stiamo condannando a morte, morirà con lui la libertà di stampa, che si dovrà accontentare in futuro di raccontarci del nuovo fidanzato di Valeria Marini o del covid-19 di Flavio Briatore.

 

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Fonte: articolo di Roberto Recordare
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