Un esempio virtuoso di Fisco non perfetto? Il caso Danimarca

lentepubblica.it • 15 Maggio 2015

danimarcaUno studio del Fisco evidenzia, cifre alla mano, la portata del fenomeno e dove si nascondono le maggiori insidie.

 

Non lo ripete Amleto né è Shakespeare che lo scrive. Piuttosto è il Fisco danese, nell’ultimo Rapporto elaborato sulla tax compliance, a metterlo nero su bianco. Insomma, il Paese con i livelli più bassi di squilibrio nella redistribuzione della ricchezza, con il Welfare più ambito, con il reddito minimo garantito più esteso ed elastico e con i servizi pubblici modello nel mondo non può fare a meno di rilevare, al suo interno, un tax gap di rilievo. In pratica, il differenziale tra il gettito potenziale atteso e il gettito reale acquisito a bilancio non soltanto è riscontrabile, ma tende persino a crescere.

 

C’è evasione in Danimarca – Prima di passare in rassegna i numeri è corretto anticipare che, per quanto meccanismi e flussi di evasione ed elusione fiscali esistano e vengano messi in pratica anche in Danimarca, comunque in valore assoluto si tratta pur sempre di numeri che potrebbero sembrare se non risibili di scarso rilievo, almeno se confrontati con i livelli di evasione inglesi, italiani, statunitensi o tedeschi e francesi. Ad ogni modo, ciò che ha determinato sconcerto tra gli stessi contribuenti danesi, 5,1 milioni, è stato il dover apprendere che una società e una organizzazione amministrativa e di servizio tra le migliori al mondo comunque non può far a meno di chi evade o elude il fisco. In particolare, delle circa 50mila imprese, alcune migliaia hanno realizzato un volume di somme evase tale da produrre una perdita di gettito pari a più di 8 miliardi di corone danesi, all’incirca 1 miliardo di euro. Poco, tanto, non importa. Ciò che si chiedono nei dipartimenti universitari e in Parlamento è capire il perché, anche in Danimarca, si ricorra all’evasione. L’Iva non fa eccezione, anche se la perdita, 2,7 miliardi di corone danesi, poco più di 360 mln di euro, è davvero minima rispetto a quanto messo a segno in altri Paesi europei, per esempio nel Regno Unito, dove le frodi carosello costituiscono un vulnus ai trasferimenti all’erario che corre sul filo dei 10 zeri.

 

I contribuenti individuali evadono meno, ma prediligono il nero – Singolare anche il caso del tax gap riferito al mancato versamento dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Non va oltre il miliardo di corone danesi (circa 160 milioni di euro), ma pone in rilievo l’andamento crescente del ricorso al sommerso, come strumento prediletto dai contribuenti individuali per dribblare il fisco. Non è infatti un caso che l’economia informale anche in Danimarca interessi un volume di beni e di servizi il cui valore è pari al 15% del Pil. Comunque è doveroso rammentare che il gettito dei tributi danesi si ferma al di sotto dei 118miliardi di euro, considerati nel loro flusso totale. A conti fatti quindi, all’appello mancherebbero in media ogni anno, considerando anche il sommerso, non più di 15miliardi di euro. Comunque troppo per un Paese come la Danimarca.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate - Stefano Latini e Vito Rossi
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