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Rapporto UIL su capitoli fiscali e previdenziali della “Stabilità”

lentepubblica.it • 28 Ottobre 2014

L’insieme delle risorse mobilitate con la Legge di Stabilità, circa 36 miliardi, è imponente ma la sua allocazione è solo parzialmente finalizzata allo sviluppo ed alla crescita.

Si confermano infatti le molte incoerenze presenti nella Legge di Stabilità rispetto agli obiettivi annunciati dal Presidente del Consiglio.

La misura di maggiore consistenza contenuta nel disegno di legge è quella relativa alla riduzione del cuneo fiscale. Un intervento di circa 14.5 miliardi – 10 miliardi sul versante del lavoro dipendente e 4,5 miliardi sul versante delle imprese – cui vanno aggiunti 1.9 miliardi della defiscalizzazione degli oneri previdenziali per i contratti a tempo indeterminato.

Si tratta di misure che hanno come obiettivo lo sviluppo e la crescita, condizione insuperabile per riportare a livelli compatibili l’allarmante aumento della disoccupazione ormai giunta ad un tasso così elevato da non essere più sostenibile per il Paese, specialmente nel settore giovanile.

La stabilizzazione del bonus degli 80 euro è certamente positiva, ma continua ad escludere una grande parte di cittadini, proprio quella che più sta subendo gli effetti recessivi della crisi, cioè gli incapienti e i pensionati.

Maggior coraggio sul versante della spesa pubblica improduttiva, avrebbe consentito di porre rimedio, come era stato promesso, al permanere di questa stortura.

Le misure introdotte per potenziare il contrasto all’evasione fiscale, vedi adempimenti volontario e reverse charge, sono condivisibili e si muovono nella direzione da noi auspicata. Ma non bastano.

Vanno trovati margini d’intervento per portare in alto la soglia del riscosso rispetto all’evaso oggi fermo a circa il 10%. Occorre incrementare in modo significativo l’attività investigativa, anche attraverso una riorganizzazione amministrativa che porti un maggior numero di personale, civile ma anche militare, all’attività di verifica e di accertamento.

È su questo versante che devono essere trovate le risorse, non bisogna affidarsi a misure improvvisate, prive di lungimiranza. Come ad esempio quella dell’inserimento del Tfr in busta paga, un modo affatto trasparente per aumentare il gettito attraverso l’anticipo della tassazione Irpef e che avrà peraltro ripercussioni sugli accantonamenti di previdenza complementare di milioni di lavoratori iscritti.

In tema previdenziale, inoltre, l’aumento esponenziale della tassazione applicata ai rendimenti dei fondi pensione, non solo penalizzerà i lavoratori con un aggravio di tassazione ma dà l’ennesimo segnale di incertezza rischiando di allontanare gli iscritti attuali e potenziali dal secondo pilastro che andrebbe invece maggiormente diffuso.

Bisognerebbe quindi tornare ad incentivare il risparmio previdenziale e riprendere una campagna di informazione e comunicazione capace di raggiungere in modo capillare tutte le fasce di popolazione mettendo ogni lavoratore nella migliore condizione per poter scegliere il proprio futuro previdenziale.

Non intervenire continuamente sulla normativa, disorientando i lavoratori e l’intero sistema, minandone così lo sviluppo e la crescita. Un sistema previdenziale che troppo spesso è stato usato per fare cassa, come dimostra anche l’intervento sull’unificazione dei pagamenti delle pensioni al 10 del mese.

Consulta l’allegato: Analisi e Commento DDL Stabilità 2015_Politiche Fiscali e Previdenziali – UIL

 

FONTE: UIL – Unione Italiana del Lavoro

AUTORE: Domenico Proietti

UIL, cassa integrazione
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