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Le aziende con pratiche più inquinanti e meno etiche?

lentepubblica.it • 19 Gennaio 2015

Manca una settimana ai Public Eye, i premi che si tengono ogni anno, a Davos, in Svizzera, per fare luce sulle pratiche aziendali più inquinanti e meno etiche, cercando di sollevare l’attenzione del pubblico sul consumo critico.  Tra i vincitori degli anni precedenti una carrellata di illustri protagonisti dell’economia e della finanza internazionale: da Shell, a Chevron, fino a Goldman Sachs e, persino, Walt Disney Company, che aveva vinto il “premio” nel 2006, nella categoria “diritti umani e lavoro”, per aver rifiutato ripetutamente di dare i nomi dei propri fornitori in Cina, rendendo impossibile quindi monitorare il trattamento dei lavoratori e la sicurezza.

A vincere il premio della giuria lo scorso anno, è stato Gap, per aver rifiutato di firmare l’Accordo sulle norme di sicurezza, in Bangladesh, dopo il crollo del Rana Plaza, mentre la “scelta del pubblico” ha “premiato” Gazprom, per le trivellazioni nell’Artico, nonostante sia stato dimostrato che non esistono metodi efficaci per il controllo dell’impatto delle fuoriuscite di petrolio nel ghiaccio marino.

E Gazprom, non contento, ritorna nominato anche quest’anno, concorrendo in una categoria per “pezzi davvero grossi”, il Life Achievement Award, una sorta di premio alla carriera, riservato alle aziende con storie di sfruttamento dei lavoratori e  impatto ambientale devastante, ritrovandosi in ottima compagnia.

Tra i nominati infatti, anche Dow Chemical, che già nel 2005 aveva vinto il premio Public Eye, per avere rifiutato la propria responsabilità nel disastro di Bhopal del 1984, quando nello stabilimento chimico di Bhopal della  Union Carbide, una multinazionale acquistata dalla Dow Chemical nel 2001 , a causa di un incidente si verificò la fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile, un composto utilizzato per la produzione di pesticidi. La nube tossica generata si propagò nella zona provocando migliaia di morti, secondo le agenzie governative intorno ai 15 mila morti.

Tra i giganti dell’impatto ambientale a concorrere per il premio alla carriera anche il gigante minerario Glencore, che aveva vinto il premio nel 2008 per le operazioni inquinanti e poco trasparenti in Colombia e la multinazionale petrolifera Chevron, per l’impatto devastante nella foresta amazzonica, costituendo un grave pericolo non solo per l’ambiente ma anche per la popolazione indigena.

Anche Walmart concorre per il Life Achievement Award. Coinvolta nella tragedia del Rana Plaza, dove venivano confenzionati una parte dei prodotti, la multinazionale ha poi rifiutato, come Gap, di firmare l’Accordo sulla sicurezza, proponendo invece un proprio programma di sicurezza, che però non è stato concordato con i lavoratori e con i sindacati. Walmart aveva vinto il Public Eye, già nel 2005 per il trattamento dei lavoratori durante la filiera produttiva in diversi paesi, tra cui Thailandia, Kenya e Stati Uniti.

Ultimo, illustre nominato, Goldman Sachs. La banca d’affari, che si era guadagnata il Public Eye, già nel 2013 per il proprio coinvolgimento nella crisi dell’eurozona, è stata rinominata per il premio alla carriera. L’attività di lobby da parte dei grandi gruppi come Goldman Sachs, come riporta Public Eye, infatti continuano a porre ostacoli ad una regolamentazione più severa del settore finanziario.

 

 

FONTE: VITA (www.vita.it)

AUTORE: Ottavia Spaggiari

 

 

 

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