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SIFOR: valorizzare i rifiuti e farne una professione

lentepubblica.it • 4 Novembre 2014

Il Sifor (Sistema formativo al valore-lavoro del riuso) mette a fuoco un nuovo profilo occupazionale. Un “green job” applicabile soprattutto nelle cooperative sociali e nei centri del riuso che guardano all’innovazione.

E’ il “Valorizzatore dei rifiuti” il nuovo profilo professionale delineato da Sifor (Sistema formativo al valore-lavoro del riuso), progetto europeo per il trasferimento in Italia di competenze per la valorizzazione degli scarti, finanziato dalla Commissione europea, promosso dalla Regione Emilia Romagna e coordinato dall’associazione Orius. Il profilo, già presente in Francia e Belgio, trova prevalente collocazione nelle cooperative sociali e nei Centri del Riuso/Riutilizzo pubblici e privati, come luoghi di innovazione per eccellenza.

“Il Valorizzatore rappresenta un’attivitàstrategica per lo sviluppo dei “green jobs” collegati alla sostenibilità sociale – segnala Serenella Sandri, project leader Sifor per la Regione Emilia Romagna – per gestire i processi di selezione, preparazione al riutilizzo e commercializzazione dei rifiuti recuperati a nuova vita. La”rivoluzione copernicana” della Valorizzazione, sta nel ribaltare l’ordine del trattamento dei rifiuti: prima di ogni altra lavorazione (quindi anche del riciclo, dell’incenerimento e della discarica) i rifiuti dovrebbero essere sottoposti alla verifica delle possibilità di un loro riutilizzo”.

Tra i partner italiani anche l’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha fornito il tutoraggio scientifico alle sperimentazioni e l’Associazione nazionale Atia Iswa, che ha organizzato azioni formative mirate. Dall’Europa provengono i partner Envie Strasburgo, fondatore di una delle più estese reti europee nei Raee con 25 imprese sociali, 45 negozi, un venduto in tutta la Francia di circa 80.000 apparecchi l’anno, la rete Rreuse con sede a Bruxelles, che rappresenta 22 organizzazioni non profit impegnate in attività ambientali in 11 paesi EU, la Fondazione Trinijove che in Catalogna gestisce attività ambientali con persone svantaggiate e la raccolta dei rifiuti dell’aeroporto locale, la Fondazione Pestalozzi che cura in Romania attività formative per l’inclusione di persone svantaggiate.

Focus del progetto sono i rifiuti Raee (rifiuti elettrici ed elettronici) , tessili e ingombranti (arredi, biciclette, giocattoli, etc.), da recuperare tramite pratiche di riutilizzo anche in Italia, grazie agli esempi di eccellenza in Europa. Finalità di queste attività, oltre a quella ambientale di riduzione dei rifiuti, è l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate all’interno dei Centri del Riuso/Riutilizzo gestiti da cooperative e imprese sociali.

Al briefing conclusivo, tenutosi in videoconferenza dalla sede della Regione Emilia Romagna, sono intervenuti i partner italiani ed partner europei che hanno contribuito ai risultati.

Giorgio Rosso, presidente Orius si è soffermato soprattutto sull’importanza delle “visite studio in Belgio e Francia, e della formazione sul luogo di lavoro, che abbiamo sperimentato con le 11 cooperative sociali e 2 enti di formazione coinvolti: si tratta delle coop della provincia bolognese It2, La Piccola Carovana, La Fraternità, Il Martin Pescatore, La Città Verde, Fare Mondi, Opengroup e l’ente Cefal, a Forlì la coop Gulliver e l’ente Techne, a Ferrara le coop A.R.O e Il Germoglio, oltre alla collaborazione delle coopInsieme di Vicenza e Il Cigno Verde di Parma. Molteplici e già operativi i risultati dell’impegno delle coop – illustra ancora Rosso – sotto lo stesso marchio RESTARTER, stanno nascendo infatti tre network regionali, tra coop locali ed europee, che ci consentonodi agire su dimensioni sempre più “industriali” e con strategie comuni, superando il tradizionale individualismo che troppo spesso ci connota”.

Di Restarter fanno parte i progetti nella Filiera Tessili, dove è già stato programmato il primo Centro per il Riutilizzo dedicato e, sulla scia di iniziative avviate nel corso del progetto nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, si registrano già le prime 12 assunzioni, di cui il 50% svantaggiate, con il recupero di circa 2000 t. di abiti usati. Nella Filiera RAEE è in via di sottoscrizione ilprimo accordo commerciale italiano con la rete sociale irlandese REcosi  (aderente a Rreuse) in virtù del quale si prevede in avvio l’assunzione di 10/15 persone di cui almeno il 40% svantaggiate. Nella Filiera ingombranti, la più complessa da gestire, al momento è stato pianificatoun modello di Centro per il riutilizzo, con attività di trash design e stampaggio in 3D delle componenti usurate dei rifiuti destinati al riutilizzo.

Infine, per formare un management sociale capace di sostenere tutto questo, sono stati adattatidal modello francese 3 strumenti di management, mirati ad agire in modo integrato all’interno dei network, con procedure comuni di lavoro e potendo comunicare al pubblico, con una sola voce di rete, un rendiconto sociale trasparente.

In videoconferenza, Pascal Monard per Envie ha confermato l’importanza che questi strumenti di management, trasferiti in Italia, hanno avuto nell’affermarsi della rete francese tra le prime in Europa, potendo contestualmente fornire una formazione di qualità ai lavoratori svantaggiati e monitorare la crescita delle loro competenze.

Sono poi intervenuti Paolo Ferraresi per Rreuse, descrivendo il trasferimento, dalle imprese sociali belghe, delle buone pratiche di gestione delle filiere tessili e ingombranti, oltre alle attività di comunicazione promosse per il progetto; Elisabeth Diaz per Trinijove, che ha coinvolto la Regione Catalogna nella realizzazione della prima indagine su scala regionale per rilevare i fabbisogni formativi dei lavoratori del sociale e riconoscere le competenze acquisite sul campo, otre alla formazione sperimentale dei primi 20 lavoratori; Daniela Mihaita per Pestalozzi, affermando che anche in Romania sono state gettate del basi conoscitive per sviluppare nuovi progetti di sostenibilità ambientale nel settore dell’economia sociale, una realtà ancora sotto stimata.

“Abbiamo supportato tutte le fasi progettuali e operative del progetto – ha segnalato Rita Gamberini, responsabile progetto per l’Università di MoRe – con studi di fattibilità ed elaborazione dati su modelli di business plan. Abbiamo inoltre programmato e sperimentato con successo un processo di  igienizzazione efficace degli abiti usati, condizione necessaria per avviare attività di riutilizzo in questa filiera, come richiesto dalla legge italiana malgrado non siano stati ancora diramati protocolli operativi. Secondo le nostre previsioni – ha concluso Gamberini -una volta a regime i processi di riutilizzo che abbiamo impostato potranno consentire il recupero tra 20 e 25% del volume di rifiuti raccolti oggi su queste tre filiere nel nostro territorio.”

Manuela Ratta, settorerifiuti della Rer, ha evidenziato la necessità favorire e governare le nuove istanze della “preparazione al riutilizzo” inserita anche nel Piano regionale per la Gestione dei Rifiuti, come indicato dalle direttive europee. Ha concluso Elisabetta di Pardo, settorequalifiche della Rer, descrivendo l’impostazione del  nuovo profilo professionale di Valorizzazione dei rifiuti, prodotto in collaborazione tra Emilia Romagna e Catalogna. Si tratta di competenze manageriali a “banda larga” – di pianificazione e gestione di impianti/servizi di raccolta, trattamento, vendita del bene/rifiuto – per garantire massima aderenza alle richieste del mercato del lavoro pubblico e privato. “Il progetto futuro – ha concluso Di Pardo – potrebbe essere quello di implementare anche i profili di progettazione/produzione industriale, puntando a un sistema economico circolare, in cui le stesse risorse vengono utilizzate più volte attraverso il riciclo continuo”.

Con la prospettiva di darne la massima diffusione in Europa, un canale You Tube riporterà le testimonianze video delle buone pratiche sociali, ambientali, formative di Sifor.

 

 

FONTE: La Nuova Ecologia – Network di Legambiente

 

rifiuti, differenziata

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