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Il 95% dei docenti soddisfatto dall’esito del Referendum

lentepubblica.it • 7 Dicembre 2016

sindaciL’esito del referendum ci invita a riflettere su numerosi spunti che investono il mondo della scuola. Ci si potrà chiedere cosa c’entri la scuola con la riforma della Costituzione, ma è di tutta evidenza la risposta: alle urne si recano un milione di insegnanti con le loro famiglie, desiderosi di punire o premiare l’attendibilità e il comportamento di chi pretende di riformare la scuola a propria immagine e somiglianza.

 

  • SCUOLA. Un piccolo sondaggio eseguito sulla pagina facebook dedicata agli insegnanti (www.facebook.com/vittoriolodolo) ha mostrato come il 95% dei docenti sia soddisfatto dell’esito referendario e delle conseguenti dimissioni del governo. In molti hanno motivato la loro scelta contestando nell’ordine la L. 107/15 e la riforma Fornero. Possiamo pertanto concludere che il voto degli insegnanti, con il suo indotto di familiari e affini, è quasi tutto confluito nel “NO” alla riforma costituzionale contribuendo al suo successo. Il predetto voto ha visto raddoppiare il proprio peso poiché da potenziale “SI”, quello degli insegnanti notoriamente “piddini”, si è trasformato in “NO”. Inutile dire che a nulla è servita l’autocritica in extremis del premier circa il riconosciuto fallimento della cosiddetta “Buona Scuola” da lui voluta. Va poi ricordato che la L. 107/15 non è stata sottoposta a referendum per un soffio: erano state infatti raccolte poco meno di 500.000 firme di docenti arrabbiati a dimostrazione dello scontento generale.

 

  • FAMIGLIA. Non soddisfatto della performance in ambito scolastico, il Presidente del Consiglio imponeva a colpi di fiducia, nonostante la valenza etica del tema, la legge sulle unioni civili a quella che è considerata a buon diritto la prima agenzia educativa: la famiglia. Questa volta lo scontento era rappresentato da milioni di individui che affollavano i Family-Day romani di Piazza San Giovanni e del Circo Massimo nel 2015 e 2016. Inimicandosi contemporaneamente Scuola e Famiglia, il premier operava a proprio danno il miracolo di ricompattare le due agenzie educative che solitamente si guardano con diffidenza i. La santa alleanza così costituita diventava fatale per il governo.

 

  • ISTITUZIONI. Per volere del Presidente della Repubblica (Napolitano) il Paese si trova col terzo governo non eletto dai cittadini. Se il governo Monti aveva varato la scellerata riforma Fornero sulle pensioni, il successivo governo Letta non aveva fatto in tempo a introdurre cambiamenti significativi per il sopraggiungere del governo Renzi che incalzava smanioso di rinnovare Famiglia, Scuola e Costituzione, dopo averle prima “rottamate”. Come recita l’antico adagio, “la via per l’inferno è lastricata da buone intenzioni”, tanto più se il governo non è stato eletto e lo stesso Parlamento è ritenuto eletto incostituzionalmente.

 

  • CITTA’ E CAMPAGNA. In almeno tre recenti votazioni abbiamo potuto constatare come sia stato determinante il voto nelle campagne: Brexit, presidenziali USA, referendum italiano. Nelle rispettive tornate elettorali, Londra, New York e Milano hanno dimostrato di non essere in sintonia col comune pensare del Paese di appartenenza. Questa cesura tra aree urbane e rurali sta a significare che il tessuto sociale si sta lacerando a danno della società tutta. Imprimere pertanto accelerazioni non capite/condivise rischia di lacerare realtà tra loro già troppo lontane.

 

  • VOTO ALL’ESTERO. Un’altra anomalia che richiede una spiegazione è il risultato referendario riportato fuori confine. Se il dato nazionale era di 60 a 40 a favore del NO, all’estero l’esito era più che ribaltato: 70 a 30 a favore del SI. Rifuggendo da insensate interpretazioni partigiane (es. gli italiani all’estero sono soprattutto i cosiddetti “cervelli in fuga” che hanno votato pensando a quel che fanno) verrebbe piuttosto da dire che costoro risultano più influenzabili dai media in quanto non a contatto con la realtà italiana se non per sentito dire. In altre parole fanno fatica a distinguere la situazione reale dalla fiction quotidiana propinata dai massmedia. Tralasciamo infine pro bono pacis tutte le legittime polemiche che riguardano la propaganda operata unilateralmente dal governo ai residenti all’estero accedendo in esclusiva agli indirizzi degli elettori oltre confine.

 

  • MASSMEDIA. Inutile dire che si è provato a influenzare in ogni modo la campagna elettorale a favore del SI ricorrendo anche al terrorismo psicologico. Respingendo la riforma sarebbero fallite le banche, salito lo spread, precipitata la borsa e il Paese sarebbe infine uscito dall’Europa. A nulla sono servite tutte queste nefaste previsioni, come non era servito per la Brexit e per le presidenziali americane dove poteri forti e network tv erano smaccatamente pro remain e pro Hillary Clinton.

Il popolo ha fatto le sue scelte indipendentemente da tutti i condizionamenti. Così per la riforma scolastica: non è bastato chiamarla “buona” in televisione o sui giornali per farla divenire tale. Neanche gli insulti (accozzaglia) sono serviti a sconfiggere un fronte eterogeneo che si è ritrovato unito quasi per caso ma cementato dallo scontento creato in mille giorni di provvedimenti arditi e sconclusionati.

Che Scuola e Famiglia traggano le conclusioni: se si scontrano favoriscono l’indebolimento della società esponendola agli attacchi di chicchessia, mentre alleate possono respingere assalti sconsiderati e, in futuro, proporre riforme positive. E per le prossime e imminenti elezioni politiche cosa intendono fare le due agenzie educative per eccellenza? Io un’idea ce l’avrei…

Fonte: Orizzonte Scuola (www.orizzontescuola.it) - articolo di Vittorio Lodolo D'Oria
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