Apprezzamenti sessuali per strada a minorenni: può considerarsi reato?

lentepubblica.it • 17 Dicembre 2019

apprezzamenti-sessuali-per-strada-a-minorenniLa Corte di Cassazione si è pronunciata di recente con una Sentenza che mette in chiaro alcuni punti ma lascia dei dubbi su altri.


Apprezzamenti sessuali per strada a minorenni: può considerarsi reato? Ecco cosa ha deciso la Corte di Cassazione, tramite la Sentenza n. 50339/2019 del 12.12.2019.

Nel caso in esame un uomo era stato condannato in primo esame per aver tentato di adescare una minore, affiancandola a bordo di una autovettura e riferendole frasi discutibili.

L’uomo ha fatto ricorso alla Cassazione che ha espresso la sua decisione come vedremo passo passo.

Apprezzamenti sessuali per strada a minorenni

In propria difesa e assistito dai propri legali le frasi formulate dal ricorrente non avrebbero alcuna portata lusinghiera, idonea a carpire concretamente e subdolamente la fiducia della minore, come confermato dalla circostanza di avere sortito l’opposto effetto di farla allontanare.

E che per questo motivo non sia giunti alla fattispecie di reato di adescamento. Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti anche tramite internet o i social.

Il Codice penale, all’articolo 609 quater, sanziona gli atti sessuali compiuti con persona che non ha compiuto ancora 14 anni. Questo significa che avere un rapporto con una ragazza di 13 anni è reato, mentre non lo è se questa ha già 14 anni.

In caso di adescamento, invece, la soglia è se il minore non ha ancora compiuto 16 anni, ma solo se vi è l’intenzione precisa (che, in termini tecnici, si dice «dolo specifico») di voler commettere con lui/lei «atti sessuali». 

Ricordiamo che, nel caso di specie esaminato dalla Corte, il minore ha già compiuto 14 anni.

La decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha sostenuto pertanto che non ha rilevato la peculiarità del caso concreto alla luce della suesposta portata della norma incriminatrice di riferimento. E che erroneamente i giudici che hanno esaminato precedentemente il caso si sono limitati a sostenere una indistinta finalizzazione verso reati sessuali con la persona offesa, rispetto alla quale, per quanto detto e tenuto conto che al momento del fatto la stessa aveva già compiuto i 14 anni.

Considerato dunque che la fascia di età compresa tra i 15 e i 16 anni, nella casistica sopra esposta, non rientra nella categoria oggetto di reato, la sentenza precedente è stata annullata dalla Cassazione senza rinvio. Questo per il semplice motivo che il fatto in esame non è previsto dalla legge come reato.

A questo link il testo completo dalla Sentenza.

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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