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Istat: permangono forti criticità nel mercato del lavoro

lentepubblica.it • 6 Aprile 2018

mercato-del-lavoroMercato del Lavoro: i dati diffusi oggi dall’Istat rilevano una diminuzione del tasso di disoccupazione a febbraio, che si attesta al 10.9%, riportandosi al livello di dicembre, ai minimi dal 2012.


La buona notizia, finalmente, è il “significativo aumento congiunturale dei dipendenti a tempo indeterminato (+54 mila) dopo 10 mesi consecutivi in calo.”

 

Un dato senz’altro positivo, se si pensa che negli ultimi mesi i timidi miglioramenti segnati sul fronte dell’occupazione hanno riguardato solo la crescita dei lavoratori a termine. Si tratta, però, di una crescita ancora insufficiente se si pensa all’andamento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato negli ultimi anni, che nel 2017 hanno segnato un dato inferiore del 2,8% rispetto al 2013 e del 5,5% rispetto al 2015.

 

 

Rapporti di lavoro attivati
  Incidenza assunzioni

a tempo indeterminato

 
  2013 13,4%  
  2014 12,7%  
  2015 16,1%  
  2016 12,3%  
  2017 10,6%  

 

Una tendenza alla precarizzazione che si conferma, in ogni caso, guardando ai dati rilevati su base annua, che rilevano una crescita che “si concentra esclusivamente sui lavoratori a termine.” Riporta l’Istat che “a febbraio il numero dei dipendenti a tempo determinato aggiorna un nuovo record storico: il piccolo aumento registrato rispetto a gennaio (+4 mila unità) fa raggiungere la soglia di 2 milioni 918 mila.”

 

Aumenta, invece, la disoccupazione giovanile, che cresce di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente, attestandosi al 32,8%.

 

“È chiaro, quindi, come leggendo con attenzione i dati pubblicati dall’Istat, questi appaiano meno rosei e confortanti. Continuano a permanere, infatti, forti criticità nel mercato del lavoro che vede crescere precarietà e incertezza. Per questo è urgente la necessità di un piano di rilancio che abbia come priorità assoluta la ripresa di un’occupazione di qualità.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

Fonte: Federconsumatori
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