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Parte il progetto “Frutta urbana”, la frutta si raccoglie e si mangia in città

lentepubblica.it • 28 Maggio 2014

Il progetto “Frutta Urbana” è il primo programma italiano di mappatura, raccolta e distribuzione della frutta che cresce nei parchi e nei giardini della città di Roma. L’obiettivo è quello di non sprecare una risorsa alimentare, bensì distribuirla gratuitamente a banchi alimentari o mense sociali.

Michela Pasquali, architetto e paesaggista dell’associazione no profit Linaria, spiega: “Ogni anno ci sono tonnellate di frutta che cadono a terra e marciscono, e vanno così perse, oltre a creare problemi di pulizia e manutenzione. Per questo abbiamo iniziato a creare una mappatura degli alberi che crescono in città, grazie alle indicazioni degli stessi cittadini, che ci consente di sapere dove e quando raccogliere la frutta, che viene distribuita o usata per realizzare marmellate, sciroppi e succhi”.

Il progetto ha anche l’obiettivo di reintrodurre valori culturali ed ecologici, diffondere e salvaguardare la biodiversità del territorio, nonché sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della sicurezza alimentare: “Tra i nostri desideri – precisa la Pasquali – c’è quello di realizzare dei nuovi frutteti in città con varietà di frutta antica, affinché vengano preservate. Questo vuole essere anche un messaggio sociale, perché vogliamo che la frutta venga condivisa: la mappa, per ora solo relativa alla città di Roma, è infatti alla portata di tutti ed è consultabile on line sul sito www.fruttaurbana.org”.

Mandarini, arance, nespole, fichi, nespole, e perfino ciliegie e melograni, che crescono nei giardini privati ma anche nelle ville pubbliche, e che sono perfettamente sani: “La frutta che cresce in città è esposta all’inquinamento atmosferico, fatto soprattutto di metalli pesanti; questi però non vengono assorbiti dalle radici bensì si depositano sui frutti, che quindi basterà lavare accuratamente prima di mangiare”.

“Il laboratorio della Camera di Commercio sta effettuando le analisi sulla frutta che raccogliamo e prossimamente anche l’Università della Tuscia di Viterbo sarà al nostro fianco per certificare la sanità delle piante e dei prodotti”.

FONTE: Agricoltura Italiana on line, rivista telematica del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

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