Allungamento dell’età pensionabile congelato dal 2019?

lentepubblica.it • 26 Luglio 2016

trattamento minimo, pensioniIl rapporto della Ragioneria dello Stato ipotizza un adeguamento nullo delle pensioni nel prossimo biennio a causa della recente riduzione dell’aspettativa di vita media degli italiani fotografata dall’Istat. Dal 2019 l’adeguamento delle pensioni all’aspettativa di vita sarà meno intenso, anzi potrebbe restare al palo. Lo certifica la Ragioneria Generale dello Stato nel XVII Rapporto sulle tendenze di medio lungo periodo del sistema pensionistico e sanitario aggiornato questo mese.

 

Il Documento dei tecnici si trova oggi a dover fare i conti con i recenti dati che attestano, per la prima volta nella storia d’Italia, un calo dell’aspettativa di vita rilevato lo scorso 19 Febbraio dall’Istat, effetto dovuto soprattutto alla riduzione della prevenzione sanitaria a seguito del perdurare di uno stato di crisi economica. Il rapporto attesta che nel 2015 l’aspettativa di vita per uomini e donne era rispettivamente di 80,1 anni e 84,7 anni, invece, nel 2014, la speranza era maggiore e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne.

 

Inevitabili i riflessi anche sul sistema pensionistico che, come noto, è stato agganciato automaticamente alla speranza di vita. L’ultimo scenario, elaborato dal 2011, recava un incremento piuttosto intenso dei requisiti per il pensionamento pari a 5 mesi a partire dal 1° gennaio 2019 che avrebbe fatto schizzare a 67 anni l’età per il collocamento a riposo dagli attuali 66 anni e 7 mesi. Adeguamento che ora torna in discussione. “A tale ultimo riguardo si evidenzia che a seguito dell’accertata diminuzione della speranza di vita per l’anno 2015 difficilmente l’adeguamento decorrente dall’anno 2019 potrà rispettare quanto previsto dal citato scenario demografico Istat centrale (base 2011)” scrivono i tecnici del bilancio dello Stato nel citato Rapporto.

 

La Ragioneria Generale offre, pertanto, una doppia rappresentazione tabellare dei requisiti per pensionarsi dopo il 2018: quella teorica derivante dalle citate previsioni Istat e quella più prudenziale che prevede per l’adeguamento decorrente dal 2019 l’applicazione di quanto previsto dalla normativa in caso di riduzione congiunturale della speranza di vita (adeguamento nullo), con applicazione dal 2021 degli adeguamenti nella dimensione prevista (e conseguente applicazione della clausola UE per la pensione di vecchiaia con elevazione al requisito minimo di 67 anni). Secondo la Ragioneria l’adeguamento nel prossimo 2019 non sarà comunque nullo qualora nell’anno 2016 si realizzasse un recupero della diminuzione della speranza di vita registrata per l’anno 2015. In tale ipotesi gli adeguamenti effettivi decorrenti dal 2019 potrebbero collocarsi in una situazione intermedia con un adeguamento positivo, seppur significativamente contenuto rispetto a quello ipotizzato come conseguente dallo scenario demografico Istat centrale (base 2011).

 

Qui di seguito sono disponibili le due ipotesi di accesso al pensionamento elaborate dalla Ragioneria Generale dello Stato per i prossimi anni. L’ipotesi A scenario demografico Istat centrale (base 2011) che è quello attualmente utilizzato dagli enti previdenziali per ipotizzare le date di uscita; e l’ipotesi B (blocco adeguamento nel 2019, con successivi adeguamenti coerenti con scenario demografico Istat centrale (base 2011).

 

 

 

 

Come si nota agevolmente, se passasse l’ipotesi dell’adeguamento nullo, i requisiti per il pensionamento nel biennio 2019-2021 resterebbero gli stessi dell’attuale triennio con la pensione di vecchiaia ordinaria conseguibile a 66 anni e 7 mesi e quella anticipata a 42 anni e 10 mesi di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Un anticipo di ben cinque mesi rispetto ai requisiti previsti secondo lo scenario del 2011. I requisiti salirebbero di tre mesi a partire dal 2021 (ma di cinque quelli per la vecchiaia per rispettare il minimo di 67 anni richiesto dall’Ue). La scelta ufficiale sarà nota comunque solo il prossimo anno: alla fine del 2017 il Ministero dell’Economia fisserà con apposito decreto l’adeguamento da attribuire al biennio 2019-2021.

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di Eleonora Accorsi
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