I modelli di consumo basati sull’usa e getta vanno superati

lentepubblica.it • 25 Luglio 2020

modelli-consumo-usa-e-gettaPerché non possiamo insistere con modelli di consumo basati sull’usa e getta: l’analisi dell’Associazione dei Comuni Virtuosi.


Progettare un nuovo imballaggio senza ripensare tutto il ciclo di vita del prodotto, applicando opzioni innovative a basso impatto di carbonio può rivelarsi per le aziende un’occasione persa sotto l’aspetto ambientale ed economico. Cambiare invece l’approccio al packaging andando oltre ad una pura sostituzione del materiale per trovare nuove modalità per fare arrivare i prodotti ai propri clienti può aprire la strada a progetti innovativi in linea con la crisi climatica e di risorse che dobbiamo affrontare.

Quando si tratta di ridurre i rifiuti di plastica, e non si cercano scappatoie come la sostituzione della plastica con altri materiali, il riciclaggio è la strategia su cui si focalizzano gli impegni della maggior parte delle aziende che lavorano alla sostenibilità del packaging.

MODELLI DI CONSUMO USA E GETTA: PERCHE’ NON VANNO BENE?

Questo perché lavorare sulla riciclabilità, reale o presunta che sia, è di fatto la strategia più semplice da perseguire perché permette alle aziende di non cambiare il modello di business e/o processi produttivi. Condizione che rende più che accettabile per le aziende investire risorse nella ricerca e sviluppo di nuovi materiali che sostituiscano la plastica, e persino sostenere un aumento medio nel costo del packaging del 25-30%, come da stime di esperti del settore.

Al contrario, applicare strategie di prevenzione e riuso per il packaging, può comportare in molti casi un ripensamento del prodotto stesso e/o dei modelli di produzione e commercializzazione. Oltre a richiedere il coinvolgimento degli altri attori della filiera di riferimento che non semplifica le operazioni.

Va detto che la crescente attenzione da parte delle aziende alla riciclabilità o compostabilità del packaging è storia recente, che va soprattutto interpretata come una risposta delle aziende alla crescente preoccupazione sull’inquinamento ambientale causato dalla plastica nell’opinione pubblica. In seconda battuta gioca un ruolo importante l’approssimarsi dell’entrata in vigore delle nuove direttive europee del pacchetto Economia Circolare e della Direttiva SUP sulle plastiche monouso.

Resta da vedere se i governi le recepiranno conservandone lo spirito e gli obiettivi che vanno nella direzione di un cambiamento dell’attuale modello di consumo, oppure cederanno alle pressioni dei gruppi di interesse. Eventualità poi non così remota come hanno allertato recentemente la Piattaforma Reloop e Zero Waste Europe sulla base di uno studio di Eunomia Research and Consulting.

LIMITI DEL RICICLO

Sebbene il riciclo sia un’opzione preferibile alle opzioni di smaltimento, perché permette di produrre uno stesso bene con minori emissioni climalteranti e un ridotto consumo di materie prime ed energia, è evidente che non possiamo affidarci a questa sola strategia. L’aumento della popolazione e del livello di benessere nei paesi dalle economie emergenti spinge in alto consumi, aumenta i ritmi di prelievo di tutte le risorse, accelerando così la distruzione degli ambienti naturali e della biodiversità.

Nel caso della plastica anche se ne aumentassimo il tasso di riciclo, come è tuttavia necessario e urgente fare, non riusciremmo comunque a tenere il passo con la produzione mondiale di plastica che è destinata a quadruplicare entro il 2050 spinta da una domanda in continua crescita, e non solamente per il settore del packaging.

Qui potete leggere l’analisi completa dell’Associazione.

 

 

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Fonte: Associazione dei Comuni Virtuosi
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